I locali della ex Carrozzeria (foto Maccari-U24)

di Barbara Maccari

Gli abitanti del rione Prato, pieno centro storico di Città di Castello, gridano il loro no contro l’apertura di un nuovo centro culturale islamico, e capeggiati da Renzo Gavioli, hanno firmato una petizione con oltre 300 firme consegnata al sindaco Luciano Bacchetta. Dalla loro parte si è schierata la Lega Nord col consigliere regionale Gianluca Cirignoni, pronto a sostenere la loro battaglia.

Come nasce la Carrozzeria La storia di Renzo Gavioli parte da molto lontano, dagli anni Cinquanta. Lui, modenese di nascita, lascia la sua amata Mirandola (distrutta dal terremoto del 2012) e arriva a Città di Castello. Qui, assieme ad un altro socio emiliano, apre la prima vera officina specializzata in lavori di carrozzeria della Valle. L’attività anno dopo anno inizia a decollare e la «Carrozzeria Modenese» diventa un nome di successo in Italia e all’estero, distinguendosi soprattutto per la costruzione di allestimenti speciali come Caravan, furgonature ad uso ufficio, mense e così via.

FOTOGALLERY: L’AREA INTERESSATA

Ritiro dei soci Nel 1982, dopo trent’anni dedicati alla loro creatura, i due soci fondatori, raggiunta l’età pensionabile, si ritirano. Alcuni degli ex dipendenti rilevano l’attività fondando l’attuale «Nuova Carrozzeria Modenese» che oggi come allora continua a produrre servizi di qualità per tutte le esigenze degli automobilisti. Tra i titolari c’è anche il nipote di Gavioli.

Vendita locali La carrozzeria si è nel frattempo spostata in un altro capannone. Nel 1982, al momento della divisione dei beni, la sede della vecchia attività finisce al socio di Gavioli. Dopo la morte del proprietario gli eredi decidono di mettere in vendita il capannone di piazza porta San Florido tramite un’agenzia immobiliare. Interessata all’acquisto un’associazione, intenzionata a realizzare un centro culturale islamico nel rione Prato, in centro storico a Città di Castello.

Problemi di urbanistica Già otto anni fa un’altra associazione aveva provato a comprare il capannone e già allora, dopo molte polemiche, l’acquisto saltò. Risultato che gli abitanti del rione Prato sperano nuovamente di ottenere grazie alla petizione consegnata al sindaco. I motivi messi nero su bianco riguardano solo questioni urbanistiche: «La struttura non ha nessuna via di fuga, non ha un parcheggio ed è in mezzo ad altre case e attività commerciali, per cui diventerebbe problematico gestire tutte le persone che si ritroverebbero al centro culturale». «Sotto e sopra all’ex capannone si trovano le mie abitazioni – spiega Gavioli – praticamente mi ritroverei le possibili vie di fuga nell’atrio di casa e l’ingresso del centro islamico di fronte alla carrozzeria».

Tema caldo L’ex capannone, in piazza porta San Florido, non ha un parcheggio autonomo, è vero, ma nelle vicinanze c’è il grande parcheggio pubblico Raniero Collesi, dove si tiene una propaggine del mercato cittadino il giovedì e il sabato, e potrebbe essere sfruttato quello. Per quanto riguarda le uscite di sicurezza, nel giro che Umbria24 ha compiuto all’esterno del capannone con Gavioli, è emerso che sarebbero effettivamente da realizzare, magari cercando soluzioni che mettano d’accordo tutti. I cittadini del rione Prato si sono rivolti al sindaco con la petizione, ma Bacchetta poco potrà fare se l’associazione vorrà comprare lo stabile. Di fatto il primo cittadino non potrà impedire ad un associazione culturale di acquistare un immobile. Il tema è molto caldo e delicato e in città sta facendo molto discutere tra favorevoli e contrari.

Interrogazione Cirignoni Anche il capogruppo leghista a Palazzo Cesaroni, Gianluca Cirignoni, è intervenuto sull’apertura del nuovo centro islamico. Secondo il consigliere regionale, che ha presentato una interrogazione alla giunta regionale su questo argomento, va rispettata la volontà dei cittadini del rione Prato. «Per fare chiarezza su una situazione che a Città di Castello sta creando forte allarme sociale – dice – abbiamo inoltrato all’assessore regionale alla sicurezza una interrogazione per sapere se la giunta regionale è a conoscenza della prossima apertura di un centro islamico e come si sta adoperando in merito».

No ad altri centri Secondo Cirignoni «nel capoluogo dell’Altotevere la comunità islamica ha già sufficienti punti di aggregazione e non c’è alcun bisogno di un’altra struttura, come invece si vorrebbe fare in pieno centro storico, contro la volontà dei cittadini del rione Prato. Nessuno può pensare di adoperarsi in segreto per poi mettere la cittadinanza di fronte al fatto compiuto, anche tenuto conto dei rischi di ordine pubblico e sociale che l’apertura di un centro di aggregazione simile comporterebbe, come purtroppo abbiamo imparato con i fatti di Ponte Felcino. In Altotevere – conclude Gianluca Cirignoni – come in Umbria la tolleranza ed il rispetto sono nel dna della popolazione ma nessuno pensi di approfittare dell’accoglienza umbra per trasformare la terra di San Francesco in un califfato».

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