Cantiere per la fibra ottica

Sul caso Centralcom volano gli stracci tra Regione e Comune di Perugia per bocca degli assessori Fabio Paparelli e Francesco Calabrese. Tanto che si arriva addirittura a una contrapposizione campanilista tra Perugia e Terni, in un derby in ritardo e con scarsissimo fair play.

Paparelli accusa «L’uscita annunciata del comune di Perugia dalla società Centralcom produrrà esattamente gli effetti opposti a quelli dichiarati dall’assessore del comune di Perugia, Calabrese». Non è stato preso molto bene, per usare un eufemismo, dalla giunta regionale l’annuncio di Palazzo dei Priori di chiamarsi fuori dalla partecipata incorporata in Umbria digitale che si occupa dello sviluppo digitale. Per voce dell’assessore Fabio Paparelli si afferma come «le conseguenze sarebbero infatti, oltre a possibili danni erariali da verificare, anche l’impossibilità di sfruttare le potenzialità connesse alle infrastrutture realizzate con fondi pubblici, per collegare le pubbliche amministrazioni, ai fini della banda ultralalarga nelle case dei cittadini e nelle imprese della città».

Nulla di buono Paparelli, sottolineando come «una recente pubblicazione del Sole 24 Ore pone l’Umbria ai primissimi posti per la digitalizzazione della pubblica amministrazione (al terzo posto, di poco sotto Emilia e Toscana) ed uscire da questo processo virtuoso non produrrà nulla di buono per i cittadini perugini, né per il sistema delle imprese o tantomeno per i lavoratori di Umbria digitale».

Cosa c’è dietro? «Giova ricordare rispetto alle dichiarazioni dell’assessore Calabrese – aggiunge Paparelli – che il Comune di Perugia ha rifiutato qualsiasi confronto nel merito tecnico con la Regione e con la società, rinunciando così a dare una opportunità concreta ai progetti della città, complementari agli investimenti fatti da Centralcom e non certo contrastanti. Ci domandiamo cosa c’è dietro, se non la volontà di mettere il capoluogo umbro in una condizione di isolamento dal contesto regionale e di uscita dai circuiti decisionali rispetto all’utilizzo dei fondi comunitari della prossima programmazione che vedranno Umbria digitale protagonista. Peraltro non corrispondono al vero le dichiarazioni dell’assessore Calabrese apparse sulla stampa relativamente al fatto che si sarebbe rifiutato di inserire nello statuto della costituenda Umbria digitale clausole relative alla possibilità di utilizzo delle infrastrutture per progetti aventi lo scopo di portare la banda larga nelle case e nelle imprese. A parte che la proposta, mai avanzata, non è di competenza statutaria ma eventualmente di patti parasociali, protocolli d’intesa o convenzioni, è vero invece che, nonostante solleciti diversi al confronto di merito cui è stato invitato l’assessore, anche dal suo sindaco, egli ha sempre rifiutato il confronto, rispondendo con una generica e politichese presunta incompatibilità degli obiettivi della giunta rispetto alla partecipazione in una società in house, per poi contraddirsi parlando di un recesso tecnico finalizzato ad un improbabile rientro in società dopo una generica ricontrattazione».

Lavori in corso forse inutili Paparelli ricorda che «il Comune di Perugia è interessato da un innovativo intervento di cablaggio in fibra ottica finanziato dalla Regione Umbria per un importo di 3.000.000 di euro, finalizzato alla realizzazione di una rete a Banda Larga di lunghezza pari a circa 65 km. I lavori sono attualmente in corso. In virtù di diversi atti convenzionali con Centralcom e Regione Umbria, il Comune ha affidato alla società la gestione delle infrastrutture e la posa dei cavi in fibra ottica. Tale affidamento si è reso necessario ed inevitabile sia per le ingenti risorse finanziarie messe a disposizione dalla Regione Umbria nei confronti del Comune di Perugia che per l’impossibilità normativa (codice delle Telecomunicazioni) per l’Ente di fornire reti o servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico, se non attraverso società controllate o collegate, abilitate all’attività di operatore di telecomunicazioni, quale Centralcom è. A fronte di questa situazione, il Comune di Perugia, uscendo da Centralcom, potrebbe trovarsi in una situazione paradossale: non in grado di poter utilizzare la fibra ottica della rete pubblica regionale perché non più socio e nello stesso tempo impossibilitato ad utilizzare la rete per il suddetto vincolo normativo. Peraltro l’esigenza manifestata dal Comune di voler realizzare reti FTTH non contrasta affatto con gli obiettivi e con la rete di Centralcom, che, progettata con criteri di neutralità e apertura, è sovradimensionata rispetto alle esigenze della pubblica amministrazione. Può essere pertanto utilizzata per sviluppare progettualità rivolte ai cittadini».

Perdita dei finanziamenti Infine i finanziamenti pubblici. «Quelli per realizzare la posa di fibra ottica e sviluppare reti a banda larga nel territorio nazionale – spiega Paparelli – non vengono destinati alle singole municipalità, e senz’altro le risorse comunitarie possono essere veicolate con maggiore facilità dalle Regioni. La stessa Regione Umbria ha in effetti già finanziato con ulteriori 2.500.000 euro l’estensione della rete: l’avvio del progetto è previsto sin dai primi mesi dei 2015. L’uscita da Centralcom ne comprometterebbe l’utilizzo, a scapito di imprese e cittadini che vedono nei servizi digitali fonte di crescita e sviluppo».

Problemi amministrativi Ancora. «L’annunciato recesso del Comune di Perugia da Centralcom/Umbria Digitale – fa notare Paparelli – presenta diversi profili problematici anche in ordine alla stessa attività amministrativa. Il Comune di Perugia recederebbe da una società in house di cui è socio ed alla quale è stato affidato il compito di responsabile del procedimento, progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva, coordinamento della sicurezza, espletamento dei procedimenti autorizzativi, svolgimento della fase finale di esecuzione dei lavori, direzione lavori e prestazione assistenza legale. Questo recesso farebbe venire meno il presupposto dell’affidamento in house, sicché il Comune di Perugia avrebbe pure l’obbligo di procedere alla revoca/recesso dall’affidamento, in quanto è venuto meno il suo presupposto (ovvero l’affidamento in house). Sia in caso di revoca che in caso di recesso dall’affidamento, la società Centralcom avrebbe comunque diritto ad un indennizzo. In assenza della revoca/recesso dall’appalto in house, Centralcom si dovrà tutelare sospendendo i lavori in corso, e chiedendo il risarcimento dei danni. Con conseguente responsabilità erariale da valutare. Parimenti la Regione Umbria, che ha erogato il finanziamento sul presupposto del completamento delle rete regionale, dovrà valutare se procedere in autotutela a revocare il finanziamento (valutando anche se richiedere il risarcimento del danno e la permanenza del diritto d’uso della rete da parte del Comune di Perugia)».

Si apra confronto «L’auspicio dunque – conclude Paparelli – è che il sindaco Romizi voglia prendere in mano la questione ed aprire un confronto tecnico di merito, volto ad affrontare le questioni poste ed evitare conseguenze penalizzanti per la stessa città di Perugia».

La risposta di Calabrese A breve giro di posta arriva la replica: «Il comunicato dell’assessore Paparelli, che si distingue per l’arrogante ed insultante propaganda sbracata sino alle minacce, fa subito capire quanto agevole il dialogo che si è presentato con quel livello istituzionale. Mi limito a ribadire – aggiunge l’assessore del Comune di Perugia – quanto spiegato ogni volta e quante volte e con quanti incontri, a lui, agli uffici regionali, all’amministratore unico di Centralcom, sino all’assemblea del 24 ottobre scorso, dove ho anche provato a far inserire una clausola statutaria che ci consentisse un tempo ed uno spazio di soluzione condivisa delle legittime questioni poste per tutelare primari interessi della città che rappresento. E mi riferisco, ancora una volta, alle compatibilità tecniche e giuridiche della nostra progettualità su Perugia con la missione di una società in house come Umbria digitale, che necessitano inevitabilmente di precisazioni ed alcune rinnovate previsioni che riguardano sia lo statuto che i patti parasociali della nuova società consortile. Senza quelle, sarebbe impedito (tantopiù con questo socio di maggioranza che si distingue nel comunicato di Paparelli), lo sviluppo di una missione decisiva per le prospettive di Perugia. Scaduti i 15 giorni che il codice civile consente per esercitare il diritto di recesso nel caso di trasformazione di una società, rimarremmo in definitivo ostaggio di una situazione incompatibile ed alla mercé di un’altrui benevolenza che pare sempre più difficile anche solo immaginare».

Terni-Perugia «La presidente Marini – attacca Calabrese – sottragga questa vicenda dal clima da campagna elettorale che la sta condizionando e richiami il suo assessore ad una visione più articolata ed ampia dell’Umbria, che va ben oltre Terni, dove, ad esempio, con Umbria Digitale arriviamo a destinare 12 milioni di risorse pubbliche, lo ripeto, 12 milioni, per realizzare il preteso datacenter unico regionale. Tanto per dirne una. Quel recesso è inevitabile, come inevitabile per Regione e Comune di Perugia dal giorno successivo sedersi intorno ad un tavolo per ritrovare una rinnovata sintesi, anche societaria, non oltre il mese successivo. Magari recuperando, nel frattempo, il dovuto profilo istituzionale».

«Calabrese spara cifre a vanvera» Paparelli controbatte sottolineando che «è difficile patrlare con chi non sa cosa dice e spara cifre a vanvera. Sul data center, ad esempio, che «costa 1,2 milioni e non 12 e che sta lì da 6 anni, ben prima che io fossi assessore. Sta lì perché è il punto di più avanzato che abbiamo in regione, non per fare un favore a Terni. Ma se è questo il livello della discussione l’assessore Calabrese si commenta da sé. Io mi auguro ancora che il sindaco Romizi riapra a un dialogo cui la Regione non si è mai sottratta sotto nessun punto di vista».

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