Pendolari in stazione

Non si placano le polemiche sul caso Carta Tutto Treno, dopo che nei giorni scorsi i pendolari umbri hanno protestato per le diverse condizioni di viaggio che prevedono anche l’aumento dei costi. Ad intervenire stavolta sono sindacati, associazioni di categoria e la politica.

Cgil e Federconsumatori «Ennesima batosta per i pendolari verso Roma», di questo parlano Federconsumatori e Cgil di Terni. «Da anni quasi tutte le regioni insieme a Trenitalia hanno concordato per i pendolari la possibilità di acquistare la Carta Tutto Treno e cioè un abbonamento che va ad integrare il classico abbonamento regionale. Inoltre, viene inserita l’obbligatorietà dell’abbonamento annuale creando con ciò enormi difficoltà per i lavoratori con contratti brevi e quindi precari. Vogliamo sottolineare con forza come queste misure vengono assunte senza un vero confronto con le associazioni dei consumatori e che penalizzano coloro, e sono tantissimi, che ogni giorno si recano nella capitale per poter lavorare. Ci chiediamo come è possibile che ogni volta siano i più deboli a pagare il prezzo più salato sia da un punto di vista economico che della sicurezza. Nell’esprimere le nostra completa solidarietà ai pendolari chiediamo alla Regione dell’Umbria e a Trenitalia di rivedere le decisioni assunte e di ritornare quindi al sistema precedente così come previsto in altre Regioni. Al tempo stesso chiediamo la possibilità di confronto con tali enti».

L’affondo del M5S «Per tanti pendolari è iniziata l’ennesima giornata di medioevo trasportistico, con problemi che la politica scansa da diversi lustri». Ad attaccare è il Movimento Cinque Stelle con il capogruppo regionale Andrea Liberati e il senatore Stefano Lucidi. «Il recente declassamento della Carta Tutto Treno – spiega Liberati – è solo l’ultimo atto di una politica tanto sciatta quanto famelica, e che vede da tempo uniti Regione, Stato e FS contro migliaia di viaggiatori: siamo dinanzi a una questione di rispetto delle persone e di regole scritte e non scritte». «Una buona percentuale delle persone che stanno subendo l’aumento della Carta Tutto Treno – scrive Lucidi – arriva dai territori colpiti dal terremoto, e gran parte di quelle persone, arriva dai territori colpiti dagli stessi danni indiretti che si vorrebbero difendere in altre sedi. Non sanno la Regione e Trenitalia che esistono dei momenti in cui un servizio pubblico deve essere più pubblico di prima? La Carta Tutto Treno Umbria consente al cittadino residente in Umbria, insieme all’abbonamento a tariffa regionale, di viaggiare sui treni del trasporto nazionale, senza dover pagare alcuna differenza di prezzo. Non bastava per i pendolari subire ogni giorno la beffa di scendere ai famigerati binari est, come se gli umbri non avessero diritto di arrivare alla Stazione Termini ma devono fermarsi un pò prima, e magari con la stazione termini vuota, come accade spesso. Il punto è che: le tariffe sono di competenza della Regione e nel contratto di servizio vengono fissati i relativi obblighi tariffari, da applicare sui servizi ferroviari programmati,  il tutto anche con un contributo, che la Regione eroga a Trenitalia per il trasporto ferroviario, di 37 milioni di euro all’anno. A questo punto o la Marini decide che ci saranno direttamente dei rimborsi regionali per questi svantaggi, oppure questi aumenti vengono direttamente calmierati alla fonte».

Sinistra Italiana Sul caso interviene anche il deputato Nicola Fratoianni, di Sinistra Italiana. «Ci sarà un peggioramento della qualità della vita dei pendolari che dovranno decidere se spendere ancora di più di quanto non facciano già o se anticipare e ritardare ogni giorno la loro partenza ed il loro rientro a casa. Oltretutto la Carta non consentirà più di legarsi  ad abbonamenti che non siano annuali, chiedendo a studenti e lavoratori un impegno economico annuale, nonché anticipato. La Regione si dichiara impotente di fronte ad una spesa che risulta essere troppo onerosa, a dire dell’assessore Chianella. La canzone è sempre la stessa: per le esigenze dei cittadini che lavorano i soldi non ci sono mai. La politica è sorda ai bisogni di chi fatica per affrontare la vita quotidiana e passa oltre dichiarandosi impotente».