di Ester Pascolini

L’Università di Perugia torna a far parlare di sé. Questa volta grazie al dipartimento di Scienze politiche con il progetto Prin 2022 “UnveilUnderstanding vulnerability to expand insight on local units”, finanziato dal ministero dell’Università e della ricerca.

Quante volte, nei dibattiti pubblici e nei media, si sentono pronunciare parole come “rischio”, “vulnerabilità”, “resilienza”? Concetti associati a specifiche problematiche dei territori del nostro paese, ma delle quali è spesso difficile comprendere concretamente la portata. Facendo l’esempio del rischio idrogeologico: come se ne calcola il grado e quali sono gli indicatori di cui tenere conto? Gli stessi amministratori pubblici, non solo i cittadini, fanno fatica a misurare e a mettere a fuoco l’impatto reale di questo fenomeno. Come provare, dunque, a superare questo scoglio? Ed è proprio per dare risposta a questa domanda che ha preso forma il progetto Unveil.

L’Università di Perugia ha guidato il progetto come unità capofila, collaborando fianco a fianco con le università di Macerata e Siena.

La coordinatrice nazionale è la professoressa Silvia Bolgherini, scienziata politica in forze all’ateneo perugino, che è stata affiancata da un nutrito gruppo di ricercatori delle tre università coinvolte, tra cui Linda Basile, Giorgia Borgnino, Selena Grimaldi, Gianfranco Baldini, Gianluca Piccolino.

L’idea che ha animato Unveil, oltre alla volontà di connettere accademia e amministrazioni locali è quella di concettualizzare e misurare la vulnerabilità e la resilienza dei comuni italiani dando vita a un nuovo indice di misurazione chiamato Espivar, acronimo di Indice di vulnerabilità e resilienza ambientale, socioeconomica e politico-istituzionale. I ricercatori sono partiti da alcune considerazioni sugli indici cui abitualmente si fa riferimento per misurare la vulnerabilità dei territori, evidenziando, in particolare, alcune criticità derivanti da indici “piatti” o troppo focalizzati su singoli indicatori, quindi, sconnessi dal contesto e da una visione d’insieme.  Ecco, quindi, la proposta di creare un nuovo indice a partire da tre dimensioni spesso interconnesse tra di loro: il rischio idrogeologico, la dimensione sanitaria e l’equilibrio economico-finanziario. «Se volessimo fare un esempio – dice Bolgherini – in caso di crisi sanitaria, un comune sarà meno vulnerabile se avremo una strada per arrivare facilmente all’ospedale; viceversa sarà più vulnerabile se c’è una sola strada che si trova vicino ad un fiume a rischio esondazione». Insomma, nell’indice Espivar si tiene conto di indicatori multidimensionali che permettono di inquadrare il rischio in modo più preciso e contestualizzato.

Il progetto si è sviluppato nell’arco di due anni e si è concluso lo scorso 16 gennaio con un convegno che ha visto la presenza di circa venti amministratori locali. Questi, insieme ai ricercatori e agli esperti dell’Istat Mazziotta, Palmieri e Valentini, hanno partecipato a un coinvolgente workshop, dove è stata simulata una situazione di emergenza (un’ondata di calore) in un contesto di partenza già vulnerabile che li ha messi alla prova sulla loro capacità di comprensione e reazione all’emergenza a partire dai nuovi indici Espivar. Nella stessa giornata sono stati restituiti anche i risultati del progetto, ora visibili sul sito di Unveil (https://www.unveil-unipg.it/), dove è possibile approfondire la ricerca e visionare le mappe con gli indici Espivar di tutti i comuni italiani. “I dati raccolti sono molto granulari, comune per comune – aggiunge Bolgherini”.

Il numero di indicatori a cui i ricercatori hanno attinto per l’elaborazione dell’Espivar è stato enorme ed è derivato da un lavoro di rassegna sistematica della letteratura scientifica effettuato sugli ultimi vent’anni di pubblicazioni internazionali in quindici aree disciplinari sui temi di vulnerabilità e resilienza. Un’impresa colossale, dunque, che racconta la complessità e il valore di questo progetto.

E ora? Quali saranno gli sviluppi? “L’idea è quella di rendere questa rilevazione a livello comunale continua nel tempo – sottolinea Bolgherini – ma ci troviamo, come al solito, ad avere a che fare con il problema dei fondi”. Un’affermazione che si può leggere come una sorta di appello alle istituzioni, con l’auspicio che questo possa essere raccolto e che vengano messe in campo delle azioni per proseguire sulla strada già intrapresa. Non tanto per l’interesse scientifico di ricerca in senso stretto, che chiaramente esiste ed è di grande rilevanza, ma soprattutto per i risvolti concreti che gli indici Espivar offrono alle amministrazioni locali: una visione d’insieme del territorio che consente una gestione del rischio più efficace e consapevole.

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