Tutt’altro che rose e fiori la situazione delle carceri umbre. Lo sostiene Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe), il giorno dopo il convegno ‘Carcere, una pena civile in un sistema giusto ed efficiente’ che si è tenuto a Perugia, a cui avrebbe voluto partecipare ma «nessuno ci ha invitati nonostante il Sappe sia il sindacato più rappresentativo della polizia penitenziaria».
Autolesionismo E la realtà delle carceri umbre, secondo il Sappe, è per l’appunto tutt’altro che rosea: «Dal 1° gennaio al 30 giugno di quest’anno si sono contati 72 atti di autolesionismo, 10 tentati suicidi, 31 colluttazioni e 15 ferimenti. E sono stati ben 2.354 i detenuti che hanno dato vita, in soli sei mesi, a manifestazioni di protesta per l’indulto, l’amnistia e migliori condizioni detentive. Ogni due giorni – spiegano dal sindacato – nelle carceri umbre un detenuto si lesiona il corpo ingerendo chiodi, pile, lamette, o procurandosi tagli sul corpo. E ogni tre settimane un ristretto dell’Umbria tenta il suicidio, salvato dal tempestivo intervento delle donne e degli uomini della polizia penitenziaria».
Numeri inquietanti Capece scende ancor più nel dettaglio: «A Spoleto, Perugia e Terni c’è stato il maggior numero di episodi di autolesionismo: ventidue in ogni istituto, cui si devono aggiungere anche i sei di Orvieto. È a Terni – afferma il segretario del sindacato autonomo – che si è registrato il maggior numero di tentativi di suicidio sventati dai poliziotti, ben quattro. Seguono a ruota Spoleto (tre), Perugia (due) e Orvieto (uno). Le colluttazioni sono state dodici a Perugia, otto a Terni, sei a Spoleto e cinque a Orvieto. Otto i ferimenti a Terni e sette quelli a Perugia».
No al taglio delle risorse Circa il convegno, Donato Capece afferma che «c’erano tutti, ma non noi che rappresentiamo i poliziotti penitenziari che vivono il carcere ogni ora del giorno, nella prima linea delle sezioni detentive». Una scelta, quella degli organizzatori, definita «discutibile. Forse – spiega il numero uno del Sappe – avevano paura di sentire parole scomode ma reali sulla situazione penitenziaria». «Al convegno – prosegue il segretario generale del Sappe – avremmo detto che, per fortuna delle istituzioni, gli uomini della polizia penitenziaria svolgono quotidianamente il servizio nelle carceri dell’Umbria e dell’intero Paese con professionalità, abnegazione e soprattutto umanità, pur in un contesto assai complicato. Ma avremmo anche detto che è sbagliato che lo Stato tagli le risorse destinate alla sicurezza della polizia penitenziaria e poi preveda un indennizzo economico giornaliero per gli assassini, i ladri, i rapinatori, gli stupratori, i delinquenti che sono stati in celle sovraffollate. A noi poliziotti non pagano da anni gli avanzamenti di carriera, le indennità, addirittura ci fanno pagare l’affitto per l’uso delle stanze in caserma e poi si stanziano soldi per chi infrange le leggi».
Meno detenuti Sul calo delle presenze nelle carceri umbre (da 1.611 alle attuali 1.443 nel giro di un anno) il Sappe precisa: «È la conseguenza del varo di quattro leggi svuota-carceri in poco tempo. Ma l’amministrazione penitenziaria non ha migliorato le condizioni di vivibilità nelle celle, perché ad esempio il numero dei detenuti che lavorano è irrisorio rispetto ai presenti. Occorre rivedere il sistema dell’esecuzione penale il prima possibile, altro che vigilanza dinamica nelle galere e autogestione dei reparti detentivi. Serve una nuova guida all’amministrazione penitenziaria, da mesi senza un capo dipartimento, capace di introdurre vere riforme all’interno del sistema a cominciare dal rendere obbligatorio il lavoro in carcere».
Intesa Sempre sul tema della detenzione, è prevista per mercoledì mattina a palazzo Donini la firma del protocollo tra la Regione e il dipartimento di giurisprudenza dell’università di Perugia, «per la garanzia della fruibilità dei diritti e delle opportunità delle persone detenute». Saranno presenti l’assessore regionale Carla Casciari e il direttore del dipartimento Giovanni Marini.
