Così come un anno fa, il governo chiude in anticipo la caccia in Umbria e in altre sei regioni per quanto riguarda tre specie, ovvero tordo bottaccio, beccaccia e cesena. La decisione è stata presa venerdì dal Consiglio dei ministri e riguarda, oltre all’Umbria, Toscana, Calabria, Liguria, Marche, Puglia e Lombardia. Il decreto di fatto ‘commissaria’ le regioni disponendo la modifica del loro calendario venatorio: si potrà sparare alle tre specie citate fino al 20 gennaio e non fino al 31. «L’intervento – spiega palazzo Chigi – si è reso necessario per evitare che il limite al 31 gennaio fissato dalle Regioni interessate facesse coincidere la stagione della caccia di una o più delle specie indicate con il periodo prenuziale o di riproduzione, determinando cosi una violazione della normativa europea e andando ad aggravare la posizione dell’Italia rispetto all’eventuale chiusura negativa del caso Eu-Pilot 6955/2014, avviato dalla Commissione europea». Per parlare del caso l’assessore regionale alla Caccia, Fernanda Cecchini, ha convocato per lunedì alle 9.30 la riunione della Consulta faunistico venatoria regionale.
Inadempienti Già dal luglio dello scorso anno e in diverse successive occasioni il Governo aveva provveduto a sensibilizzare gli enti territoriali ad adottare le modifiche ai calendari che erano risultati non conformi. Il 23 dicembre scorso, ricorda palazzo Chigi, le Regioni inadempienti, nove in tutto, erano state diffidate a provvedere entro 15 giorni ad adottare i necessari provvedimenti di modifica dei calendari, ma il mancato adempimento da parte di alcune ha reso necessario il ricorso all’esercizio dei poteri sostitutivi. «Nello spirito della più leale collaborazione tra le amministrazioni pubbliche – è detto ancora -, il ministro dell’ambiente ha proposto e ottenuto l’inserimento di una clausola che determina l’invalidità delle delibere, nell’ipotesi in cui le Regioni territorialmente competenti provvedano ad intervenire sui rispettivi calendari entro il 19 gennaio 2016, termine ultimo utile per provvedere all’adozione delle modifiche richieste».
