di Dan.Bo.
«Ne faccio e ne facciamo una questione di principio, non di soldi». Le parole sono di una specializzanda che lavora all’ospedale Santa Maria della misericordia di Perugia, in uno dei reparti più esposti nel corso di questa emergenza sanitaria causata dal nuovo coronavirus. Alla dottoressa, così come ai suoi colleghi specializzandi, è però stato negato il bonus Covid che invece viene riconosciuto a tutte le altre categorie di professionisti, dai medici agli infermieri: «Lo hanno preso – spiega – anche gli amministrativi che hanno lavorato in smart working, senza dunque venire in ospedale». Insieme ai suoi colleghi la dottoressa ha scritto una petizione (che sarà pubblicata sulla piattaforma Change.org), rivolta in primis alla Regione e al ministro della Salute Roberto Speranza, per chiedere che anche a loro venga riconosciuto il bonus; oltre a ciò, come nel resto d’Italia venerdì sciopereranno e, se possibile, daranno vita a un sit-in davanti all’ospedale.
Da eroi a fantasmi «Altre Regioni come Emilia Romagna, Toscana e Lazio lo hanno dato anche agli specializzandi. Siamo indignati e amareggiati». Di fronte a una situazione eccezionale «non ci siamo tirati indietro, lavorando anche 7 giorni su 7 con una notte a settimana, senza che nessuno ci imponesse nulla; un lavoro quotidiano mai apprezzato e riconosciuto a chi, come noi, ha assistito i pazienti contagiati». Quelli che lavorano nei reparti più esposti sono decine solo a Perugia: «Gli “eroi” in corsia che tanto acclamavate – è detto nella petizione – sono diventati dei fantasmi». Nel testo ricordano che pur essendo medici in formazione ancora pagano le tasse universitarie (in Umbria tra le più alte d’Italia) e quelle che finiscono nelle casse dell’Enpam, assumendosi «rischi e responsabilità senza mai tirarci indietro, consapevoli che per fare il nostro lavoro serve dedizione, impegno ma soprattutto passione». Tra le richieste, oltre al riconoscimento del bonus, anche la riduzione delle tasse universitarie o una loro sospensione temporanea. Di seguito il testo integrale della petizione che sarà pubblicata.
Siamo gli specializzandi e le specializzande impegnati nei reparti Covid-19 della regione Umbria. Specializzando significa essere medico in formazione, non siamo più studenti ma ancora paghiamo le tasse universitarie (in Umbria le più alte d’Italia!). Non siamo considerati lavoratori ma come gli altri medici paghiamo le tasse Enpam e parte del nostro stipendio va all’Inps. Quindi cosa siamo? lavoratori? studenti? Eppure noi abbiamo ben chiaro il nostro ruolo: siamo parte integrante di questo sistema sanitario che ha affrontato un’emergenza nazionale e mondiale. Ci assumiamo rischi e responsabilità senza mai tirarci indietro, consapevoli che per fare il nostro lavoro serve dedizione, impegno ma soprattutto passione. Abbiamo assistito e stiamo assistendo i pazienti con la massima attenzione e umanità. Di fronte a questa emergenza globale noi ci siamo schierati in prima linea consapevoli dei rischi a cui potevamo andare incontro. Senza risparmiarci, abbiamo raddoppiato volontariamente i nostri turni, considerandola come la cosa giusta da fare. Siamo stati per i nostri pazienti non solo figure professionali ma anche un importante supporto emotivo in quei momenti di sconforto. Non è stato facile trovarsi a fronteggiare un’epidemia che ha colpito così duramente la popolazione, ma comunque ci siamo resi parte della forza lavoro che ha fronteggiato tale situazione. Abbiamo condiviso con tutto il personale sanitario coinvolto nell’emergenza turni massacranti, riposi mancati, un rischio biologico elevatissimo, l’ansia e lo stress di combattere contro un nemico ancora troppo sconosciuto, la paura di contagiare i nostri cari ogni volta che tornavamo a casa. Eppure, in questo momento in cui tutto sta lentamente tornando alla normalità e in cui si parla di riconoscimenti, la Regione Umbria dimentica i suoi specializzandi. La Regione Umbria ha concesso, infatti, il bonus Covid-19 a tutti i suoi operatori sanitari, compresi quelli che non hanno lavorato in reparti Covid e gli amministrativi che hanno lavorato in smart working. Non ci interessavano e non ci interessano i contributi economici, ma piuttosto il riconoscimento morale del nostro lavoro e il rispetto del nostro essere medici, troppo spesso dimenticato dalle istituzioni. Siamo arrabbiati, siamo delusi, siamo amareggiati, perché ancora una volta al nostro lavoro non viene dato alcun valore. Gli “eroi” in corsia che tanto acclamavate sono diventati dei fantasmi.
Per questo chiediamo: Il rispetto del nostro ruolo e l’equiparazione della nostra attività a quella del personale sanitario dipendente. Il SARS-CoV2 non considera lo status contrattuale degli operatori sanitari con cui giunge in contatto e la Regione Umbria non può che prendere atto del fatto che il medico in formazione specialistica ha risposto a questa emergenza con la sua presenza, assumendosi responsabilità e rischi; l’estensione dell’emolumento a tutti gli specializzandi coinvolti nell’assistenza Covid-19 come sta avvenendo nelle regioni Emilia-Romagna, Toscana e Lazio; una riduzione delle tasse universitarie o una loro sospensione temporanea, alla luce dell’attività eccezionale svolta durante questo periodo, tenendo presente, inoltre, che durante il periodo dell’emergenza è stata sospesa ogni attività formativa.
