di Sara Calini
«La legge 109/96 avrebbe bisogno di una modifica e la raccolta firme è un primo passo»: apre così la conferenza di stamattina 16 gennaio, Patrizia Venturini segretaria dello Spi Cgil. La legge che restituisce alla collettività quello che le mafie le hanno sottratto compie 25 anni quest’anno e sembra arrivato il momento di fare alcune modifiche. Ne hanno parlato stamattina in conferenza stampa Libera e Spi Cgil dell’Umbria presentando l’iniziativa nazionale Diamo linfa al bene. Con la raccolta firme, che rimarrà aperta fino al 9 aprile 2026, si chiede che il 2 per cento del Fug (fondo unico di giustizia) possa essere reinvestito «per cambiare volto ai patrimoni illeciti e rigenerare territori feriti dalla mafia». Per aderire sarà possibile recarsi nei prossimi giorni nelle sedi delle Camere del lavoro del territorio umbro, sia della provincia di Perugia che di Terni, e firmare una cartolina fisica oppure, andando sul sito ufficiale di Libera e cliccando su “Firma l’appello anche tu”.
«La mafia c’è anche qui»: l’allarme di Libera In Umbria, per anni, «la mafia è stata considerata un fenomeno quasi folkloristico» ha sottolineato Brunetta Bellucci durante la conferenza stampa che si è tenuta oggi presso la sede della Cgil di Perugia. In Sala Proietti presenti i segretari generali di Spi Cgil (sindacato pensionati italiani) Andrea Farinelli e la stella Venturini. Belluci ricorda però quanto invece il fenomeno della criminalità organizzati colpisca anche l’Umbria con «il caso recentissimo della confisca a Spello disposta dal Tribunale di Napoli, quindi riconducibile alla Camorra; casa Biagetti ad Acquasparta che invece è stata sequestrata a soggetti in contatto con clan siciliani, mentre a Pietralunga il sequestro è avvenuto ai danni della ‘ndrangheta». A confermare che il territorio umbro è tutt’altro che immune dalla presenza mafiosa c’è stato anche il processo Quarto Passo, gli oltre 70 beni sequestrati – sui quali, secondo indiscrezioni raccolte da Umbria24, dovrebbe uscire a breve un report ufficiale della Regione Umbria – e la recente decisione di sperimentare proprio in nel cuore verde un nuovo algoritmo per individuare le infiltrazioni mafiose
Il nodo di una legge che non funziona più Un problema che può sembrare secondario, ma che non lo è affatto quando si parla di mafie, spiega Venturini, è ignorare quanto queste si insinuino anche nel tessuto economico, non solo in quello criminale. Grazie alla legge 109/96, che compirà 25 anni il prossimo 7 marzo, i beni sequestrati alla criminalità organizzata – terreni, edifici, alberghi – vengono restituiti alla collettività, mentre il denaro confluisce nel Fug. Da allora, oltre 1.200 luoghi sottratti alle mafie sono stati trasformati in presidi sociali. Tuttavia, questi casi sembrano più l’eccezione che la regola. Molto spesso, infatti, il percorso di riutilizzo non va a buon fine: la legge è ormai datata, la burocrazia lenta e complessa, e mancano le risorse iniziali per sostenere i giovani e le cooperative cui i beni vengono affidati. Il rischio è la stagnazione delle iniziative, che finisce per favorire nuove infiltrazioni della criminalità organizzata. Da qui nasce l’iniziativa Diamo linfa al bene, inserita nella campagna nazionale Fame di verità e giustizia, promossa da Libera.
