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L'aula del consiglio regionale (foto F.Troccoli)

Il Banco della terra, ovvero la possibilità da parte di giovani di richiedere e ottenere, in maniera vantaggiosa, appezzamenti di terreno per avviare una attività agricola, diventa realtà. Dopo l’approvazione dei giorni scorsi in commissione, il consiglio regionale martedì ha infatti approvato (17 sì della maggioranza e 5 astensioni dell’opposizione) la legge sull’utilizzo a fini produttivi ed occupazionali delle terre pubbliche. Sintesi di tre analoghe iniziative legislative, tutte con l’obiettivo di favorire l’accesso dei giovani all’agricoltura, il testo firmato da Oliviero Dottorini (Idv), Damiano Stufara (Prc), Fausto Galanello e Luca Barberini (Pd), ha l’obiettivo di promuovere lo sviluppo, l’imprenditoria e la crescita occupazionale nel settore agricolo «attraverso la gestione attiva e sostenibile dei beni agro-forestali inutilizzati o in abbandono, prestando particolare attenzione alla dimensione economica, ambientale e sociale».

La legge Si punta dunque a favorire lo sviluppo di una agricoltura sociale intesa come coniugazione dell’utilizzo delle risorse agricole con le attività sociali, quali percorsi rieducativi, terapeutici e pedagogici volti all’inserimento sociale e lavorativo di quelle fasce di popolazione svantaggiata e a rischio di emarginazione. Attenzione è dedicata poi all’agricoltura sostenibile, biologica e conservativa, nonché al contrasto del degrado ambientale e alla valorizzazione dell’ambiente e del paesaggio rurale. Uno dei cuori della legge è il Banco della Terra, ossia un inventario completo ed aggiornato dell’offerta dei terreni agricoli e a vocazione agricola, delle aziende agricole e dei fabbricati rurali di proprietà pubblica o privata disponibili per essere immessi sul mercato tramite operazione di affitto o di concessione, nonché i terreni agricoli resi temporaneamente disponibili in quanto incolti o insufficientemente coltivati.

Il Banco L’elenco comprende quelli di proprietà della Regione o degli enti da essa controllati, quelli di proprietà delle Province o dei Comuni, nonché quei terreni agro-forestali di proprietà privata ricadenti sul territorio regionale per i quali i proprietari hanno richiesto l’inserimento. Presso la giunta regionale poi verrà istituito un comitato che coordinerà le attività per l’assegnazione dei beni, predisponendo ed aggiornando l’elenco dei beni del Banco. Per una quota non inferiore al 50% questi beni dovranno andare a chi non ha ancora compiuto 40 anni e, per una quota non inferiore al 30%, prioritariamente alle cooperative agricole sociali. Per quanto concerne le misure di sostegno per l’accesso alla terra, la Regione, attraverso Gepafin, dovrà favorire la concessione di garanzie per agevolare l’accesso al credito dei soggetti assegnatari di beni. Dovrà anche promuovere, all’interno del programma di sviluppo rurale (Psr) specifiche misure di sostegno ai suddetti soggetti, nel rispetto della normativa europea.

Fatto epocale Secondo Stufara l’approvazione di questa legge rappresenta per la storia recente dell’Umbria «un fatto epocale». «Con la legge – spiega il consigliere di Rifondazione – si potranno quindi sanare le ferite che anni di regresso economico e di abbandono hanno inferto al territorio, sostenendo con apposite misure economiche e strumentali quel ritorno alla terra che solo può tornare a garantire l’autosufficienza alimentare, la salvaguardia dell’ambiente e la possibilità di nuova occupazione nel settore primario». «Sin dal primo momento – sottolinea Dottorini – ho creduto nella proposta avanzata da Sel e rielaborata da numerose associazioni. Oggi è per me motivo di grande soddisfazione poter commentare l’esito positivo di questo testo che ritengo molto rigoroso e innovativo». «L’Umbria – continua – ha un’alta quantità di terre pubbliche e beni immobili a vocazione agricola inutilizzati. I dati indicano tra l’altro che il calo della superficie agricola utilizzata in Umbria è più accentuato rispetto alla media nazionale e che si registra una diminuzione delle aziende agricole, che dal 1982 al 2010 è stata di circa 22.500 unità, delle quali più di due terzi, 15.542, sono state chiuse dal 2000 al 2010».

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.