di Iv. Por.
«È stato un caos pazzesco, posso dire che forse a salvarmi è stata una busta di minestrone». È ancora scosso Claudio, ingegnere 53enne che vive con la sua famiglia a Stoccolma, nel giorno successivo all’attentato che ha causato quattro morti e una quindicina di feriti in pieno centro della capitale svedese.
Il racconto del testimone «Al momento dell’attentato stavo tornando dal lavoro in metropolitana – racconta l’ingegnere a Umbria24 – dovevo andare a riprendere a scuola mio figlio di sette anni. Mi hanno bloccato sulla metro alla stazione prima di quella dove stavano avvenendo i fatti. Io di corsa ho preso il treno nella direzione opposta. Oggi leggo che l’attentatore è scappato con la metro, forse la stessa che ho preso io». Infatti le autorità hanno subito bloccato il treno in entrata a T-Centralen da nord, ma non hanno fatto in tempo con quello in uscita. «Io – prosegue Claudio – poi sono sceso alla prima fermata, a Fridemsplan, dove poi hanno riferito di colpi di arma da fuoco. Lì sono salito su un bus verso sud. L’attentatore (un uzbeko di 39 anni, ndr) invece è stato preso a Marsta, un paese a nord di Stoccolma, nei pressi dell’aeroporto, pare arrivandoci con la linea blu del metrò».
Salvato dal minestrone Si sente fortunato Claudio. «Se non mi fossi fermato al supermercato a comprare i fagioli e una busta di minestrone, prima di salire in metro, probabilmente mi sarei trovato proprio nella stazione centrale, dove io solitamente scendo per cambiare dalla linea blu alla verde». Invece, per fortuna, è andata bene. «C’era ovviamente polizia ovviamente in tutti i nodi e traffico in tilt. Io per arrivare a casa, preso mio figlio, mi sono fatto bei pezzi a piedi».
