L’atto di indirizzo approvato dai due consigli comunali congiunti di Terni e Narni ha ricevuto un solo voto contrario. E’ quello di Marco Cecconi, capogruppo a palazzo Spada di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, il quale spiega le ragioni della sua scelta. «Non mi piacciono le prese in giro e le parole al vento».
Niente prese in giro L’atto di indirizzo, presentato al termine del consiglio congiunto e dopo che la Marini lunedì pomeriggio aveva lanciato ufficialmente l’iter per la richiesta di Area di crisi complessa, è stato votato con sei astensioni (quattro per Terni e due per Narni) e un solo voto contrario. L’atto impegnava i due sindaci Di Girolamo e De Rebotti ad attivarsi in Regione per presentare quanto prima al ministero l’istanza per l’Area di crisi complessa. L’unica mano alzata alla chiamata dei contrati è stata quella di Cecconi. «Non mi piacciono le prese in giro – spiega in una nota – A settembre il consiglio regionale aveva già approvato un ordine del giorno che impegnava la Marini a fare le stesse cose. Sono passati inutilmente sei mesi. Inoltre la maggioranza del consiglio regionale aveva chiesto alla ‘sua’ presidente di aprire a monte un confronto con il governo, per verificare se lo strumento dell’Area di crisi complessa fosse l’unico o il più adatto. In tutto questo tempo, quel confronto non c’è stato. E’ vero che la Marini ha affermato che l’incontro si farà a breve, ma la questione cambia: perché, per Terni, un intervento economico dello Stato potrebbe prendere strade diverse. Per esempio, utilizzare il Fondo strategico italiano per sottrarre la proprietà delle acciaierie alla multinazionale tedesca. Soluzione che noi preferiremmo nettamente. Tra il prima e il dopo c’è poi un’enorme differenza anche su altro».
L’attacco di Cecconi «Hanno deciso di utilizzare lo strumento dell’Area di crisi complessa – prosegue l’esponente di FdI-An – senza avere neanche mezzo progetto. La Marini ha assicurato che i progetti arriveranno, nei prossimi mesi o anni. E questo la dice lunga: salgono sul Titanic, senza neanche aver deciso la rotta. A tutt’oggi, non c’è una strategia: c’è solo l’attesa messianica di un po’ di prebende di Stato. E le risorse che la Marini ha annunciato di mettere sul piatto per Terni, ridisegnando il riparto di fondi in gran parti europei, possono benissimo essere stanziati a prescindere dall’Area di crisi complessa».
La crisi dell’Ast «Se l’accordo di Roma del dicembre scorso – chiude Cecconi – ha migliorato davvero il piano industriale presentato in partenza dalla Morselli, allora i requisiti per l’Area di crisi complessa non ci sono. Se così non fosse, significherebbe che qualcuno ci ha raccontato un bel po’ di balle».
