di Ivano Porfiri
E’ uscito nei giorni scorsi il libro «Romanzo immobiliare», 263 pagine edite da Castelvecchi in cui il giornalista perugino Enzo Beretta ricostruisce attraverso le carte delle inchieste e testimonianze dirette trame e intrighi di quello che è diventato famoso come «sistema Anemone» ovvero «cricca degli appalti per i Grandi eventi». Una lettura interessante e coinvolgente sia per chi ne ha solo sentito parlare in tv o dai giornali e voglia approfondire, sia per coloro – come chi scrive – che l’hanno vissuta giorno dopo giorno da cronisti.
Il sistema ha tremato In quei lunghi pomeriggi della primavera del 2010 passati sotto la procura di Perugia, sembrava che da un momento all’altro venisse giù tutto. Sembrava, a noi cronisti che aspettavamo per ore scrutando le finestre al quarto piano di piazza Partigiani, di vivere quello che i nostri colleghi milanesi avevano vissuto 15 anni prima con Tangentopoli. Abbiamo visto coinvolti nell’inchiesta sui ‘Grandi eventi’ personaggi fino ad allora sul piedistallo come l’intoccabile Guido Bertolaso, i ministri Lunardi e Scajola, porporati dei ‘piani alti’ del Vaticano come il cardinale Crescenzio Sepe. Con un nome che aleggiava nell’aria, quello dell’allora premier Silvio Berlusconi, ma alla fine non si materializzò mai. Poi per alcuni reati è arrivata la prescrizione, il gioco tra accusa e difesa ha iniziato a vedere fascicoli spostarsi tra Firenze, Perugia e Roma. E anche l’attenzione sull’inchiesta, col passare delle settimane, si è pian pano rarefatta.
Autopsia dell’inchiesta Oggi, a tre anni di distanza, tutto quel caotico e frenetico susseguirsi di scandali che ha alimentato per mesi le prime pagine dei principali quotidiani, è cristallizzato nel libro di Beretta. Una fotografia scattata con la necessaria lente delle carte dell’inchiesta, ma arricchita con il ritratto umano dei protagonisti. Soprattutto di quel Diego Anemone che, dall’anonimato della periferia nord di Roma, è arrivato nel cuore dei centri del potere grazie al legame di ferro con l’onnipotente provveditore alle Opere pubbliche Angelo Balducci. Ne nasce un «Romanzo immobiliare» coinvolgente e analitico al tempo stesso. Un’autopsia dell’inchiesta più importante sulla corruzione degli ultimi anni, condita da aneddoti che fanno calare il lettore dentro il «sistema gelatinoso», ascoltare come una cimice le conversazioni tra protagonisti della «cricca», lacché e comprimari, cortigiane e assi di bastoni.
Summa del malcostume Un romanzo con il finale perlopiù ancora da scrivere – lo faranno le sentenze – ma il cui merito principale è mettere insieme i pezzi di un puzzle complesso, tra intercettazioni, appalti e rogatorie, ma soprattutto di far respirare – per suscitare, se ancora è possibile, un po’ di sana indignazione – l’aria malsana in cui proliferano, all’ombra di leggi compiacenti, pochi furbetti strafottenti, che si arricchiscono con i soldi di tutti. Un mattone in più nella storia degli scandali italiani, ma anche una summa emblematica del malcostume dilagante che, come una zavorra, ha trascinato e trascina a fondo la morale e l’economia di questo paese.
