©Fabrizio Troccoli

L’Umbria ha più che triplicato in cinque anni il numero degli anziani assistiti a domicilio. Nel 2019 erano 9.528 gli over 65 presi in carico dall’assistenza domiciliare; nel 2024 sono diventati 29.105. Un aumento di 19.577 persone, pari a circa il 206% rispetto al dato di partenza. È uno degli incrementi più alti registrati in Italia e ha permesso alla regione di superare nettamente l’obiettivo fissato dal Pnrr, che per il 2024 era di 21.276 assistiti.

Il dato acquista ancora più peso se inserito nel quadro nazionale. Nel 2024 in Italia gli over 65 presi in carico con almeno una prestazione domiciliare sono stati 1.546.443, contro poco più di 640 mila nel 2019. La quota nazionale è così salita dal 4,6% al 10,9% della popolazione anziana. Il target del Pnrr, fissato a 1.401.144 persone per il 2024, è stato quindi superato del 119,2%.

L’Umbria ha fatto ancora meglio. Secondo il monitoraggio Agenas, nel 2024 il 12,7% della popolazione over 65 regionale è stata raggiunta dall’assistenza domiciliare, una quota superiore di quasi due punti a quella nazionale. Solo il Piemonte, tra le regioni, ha registrato una crescita più forte rispetto all’anno precedente.

Dietro i numeri ci sono infermieri, fisioterapisti, operatori socio-sanitari e altri professionisti che entrano nelle case degli anziani. E per una regione come l’Umbria, con la popolazione tra le più anziane d’Italia, il tema è destinato a diventare sempre più importante.

Il risultato raggiunto dall’Umbria non è stato casuale né limitato alla fine del 2024. Già nei primi tre mesi del 2025 le due aziende sanitarie regionali avevano preso in carico 16.573 over 65: 8.301 nell’Usl Umbria 1 e 8.272 nell’Usl Umbria 2. L’obiettivo complessivo fissato per il 2025 era di 22.085 persone.

Ma proprio qui comincia la parte più delicata della storia. Contare quante persone vengono raggiunte a casa non dice ancora quanto siano state curate. Il monitoraggio nazionale mostra infatti una crescita enorme del numero degli assistiti, ma gli studi sulla qualità dell’assistenza evidenziano che le ore garantite a ciascun paziente restano limitate. Una recente analisi basata sui dati disponibili indica per il 2024 una media nazionale di circa 17 ore di assistenza per assistito; altri studi avevano registrato circa 18 ore nel 2018 e 15,8 nel 2023.

Tradotto in termini semplici: raggiungere più anziani non significa necessariamente assisterli per più tempo. Un paziente può essere formalmente preso in carico perché riceve una o più prestazioni, ma avere bisogno di un’assistenza molto più lunga e frequente.

Il dato regionale sulle 29.105 persone assistite è molto positivo, ma non consente da solo di stabilire quante ore abbia ricevuto ciascun anziano, quanti accessi siano stati effettuati e quale sia stata la quota di pazienti con una presa in carico più complessa e continuativa. Il ministero della Salute precisa inoltre che nei dati sull’Adi uno stesso paziente può essere conteggiato più volte se nell’anno viene preso in carico per cicli diversi di assistenza. Per questo il numero dei trattati non va automaticamente letto come numero di persone diverse assistite per tutto l’anno.

I dati dall’Usl Umbria 2, dicono che che nel 2024 ha registrato 17.818 utenti complessivi in assistenza domiciliare integrata. Di questi, 16.002 avevano più di 65 anni; 4.659 avevano più di 90 anni e 171 erano centenari. Il dato aziendale mostra quindi quanto il servizio intercetti soprattutto la fascia di popolazione nella quale i bisogni assistenziali diventano più complessi.

Nel frattempo la Regione ha deciso di continuare a investire sul fronte della non autosufficienza. Il nuovo Piano regionale integrato per la non autosufficienza 2025-2027 mette a disposizione dell’Umbria 55,9 milioni di euro di risorse statali nel triennio, oltre 11 milioni in più rispetto alla precedente programmazione. A queste risorse si aggiungono circa 33 milioni di euro stanziati dalla Regione tra il 2026 e il 2028 attraverso il bilancio regionale e il Fondo sociale europeo Plus.

Il piano punta proprio a rafforzare l’assistenza a domicilio, i percorsi personalizzati, l’integrazione tra servizi sanitari e sociali, i Punti unici di accesso e le Unità di valutazione multidimensionale, oltre al sostegno ai caregiver familiari. L’obiettivo è fare in modo che la persona fragile non debba muoversi da un servizio all’altro per ottenere risposte diverse, ma abbia un percorso assistenziale costruito intorno alle proprie necessità.