di Massimo Colonna

La riforma della macchina organizzativa è bloccata da sei mesi in Comune anche perché «c’è qualcuno che rema contro» e perché «il sindaco non ha ancora firmato le nuove nomine dei dirigenti». E’ la versione dei fatti dell’assessore al Personale di Palazzo Spada Cristhia Falchetti Ballerani, che giovedì mattina è stata ascoltata dai consiglieri della terza commissione consigliare dopo che mercoledì era stata la volta dei sindacati. Secondo il responsabile della giunta Di Girolamo, che ha spiegato la sua posizione ai consiglieri presenti, i motivi principali del ritardo sono dunque questi due: il fatto che qualche apicale all’interno del Comune faccia ostruzionismo al nuovo piano e la mancanza delle nomine dei nuovi dirigenti da parte del sindaco.

Manca la firma La firma dei dirigenti sulla delibera per il nuovo modello organizzativo, che riguarda i circa 870 dipendenti comunali, dunque ancora non c’è. Si apre così un nuovo fronte di attrito all’interno della giunta del primo cittadino Leopoldo Di Girolamo, dopo le parole dell’assessore che ha parlato in commissione. Commissione che aveva preso spunto per convocare l’audizione dall’atto di indirizzo presentato da Enrico Melasecche del gruppo civico I Love Terni, in cui si chiedevano tempi più stretti proprio per l’attuazione della riforma.

La posizione dell’assessore L’assessore durante l’incontro ha difeso il suo operato e la bontà della riforma, al contrario invece di quanto sostenuto dai rappresentanti di Uil, Cisl e Usb nel primo round dell’audizione in programma mercoledì mattina, spiegando alcune modifiche apportate al progetto iniziale.

Un nuovo atto Al termine del tavolo la commissione ha stabilito di preparare un nuovo atto di indirizzo per chiedere alla giunta di procedere al più presto a sbloccare la situazione, basandosi sui principi della rotazione del personale e sui risultati raggiunti.

Le posizioni «Il principio base su cui basare la riforma – ha spiegato il consigliere di Sinistra per Terni Silvano Ricci durante il tavolo – deve essere quello di fornire risposte ai cittadini con un nuovo piano. I dipendenti attuali sono più che sufficienti per dare concretezza alle esigenze della città». «Dovrà essere – ha spiegato il consigliere d’opposizione Enrico Melasecche – una riforma che parte dal basso e non dall’alto, non può essere imposta dal Comune».

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