Le donne di «Se non ora quando?» sono tornate in piazza. E lo hanno fatto sfidando il gelo di una giornata di fine inverno, a Perugia come in tante altre città dell’Umbria e d’Italia, per chiedere ad alta voce un Paese migliore per tutti. Per continuare il viaggio di impegno e passione tutta al femminile finalizzato a “rimettere al mondo” un Paese oltraggiato e offeso, percorso cominciato quasi un mese fa, il 13 febbraio, in occasione della grande manifestazione nazionale in difesa della dignità delle donne a cui hanno voluto partecipare oltre un milione di persone.
Tante in piazza Martedì pomeriggio in Piazza della Repubblica donne, giovani, mamme e nonne, studentesse e precarie, lavoratrici hanno voluto testimoniare il loro impegno per giorni migliori colorando di rosa un angolo di città, declamando poesie, sgranando i numeri di una parità ancora incompiuta, recitando cronache di ingiustizie quotidiane, ma anche di successi in rosa. Le parole di Anna Frank, di Umberto Veronesi, di Jorge Luis Borges, di giornalisti e scrittori e di tante donne d’Italia e del mondo hanno scandito un momento di allegria e di testimonianza dedicato alle donne che hanno lottato per la conquista dei diritti universali, alle donne che lo stanno facendo nel mondo, alle donne che ogni giorno lavorano e si impegnano per regalare ai loro figli un futuro migliore, alle donne per cui l’8 marzo non può essere un giorno di feste.
Solidali con i popoli del Nordafrica «Nell’anno in cui si celebra il 150esimo dell’Unità d’Italia – scrive il Comitato Se non ora quando – abbiamo voluto dare ancora più valore all’8 marzo, giornata nata più di un secolo fa per onorare le lavoratrici di tutto il mondo, diventata nel tempo festa delle donne e oggi occasione di rinascita per il nostro Paese. Vogliamo un’Italia capace di stare nel mondo, in modo aperto e solidale con tutti i popoli, soprattutto con quelli che lottano per la libertà come ora quelli del Nord Africa. Vogliamo che l’8 marzo sia, come il 13 febbraio, il giorno di tutte».
Dignità e vita E ancora: «In Italia è diffusa una precarietà che non è solo di lavoro ma di vita. Coinvolge un numero crescente di donne e uomini. Per tutti è un’ipoteca pesante sul futuro, ma la precarietà che pesa sulle giovani donne condiziona l’intera comunità nazionale e le sue prospettive. In Italia avere figli, una famiglia, è da tempo diventato un lusso. Noi vogliamo che per tutte e tutti esista la libertà di scegliere se e quando diventare genitori. Con il 13 febbraio – continua il Comitato – abbiamo detto che la libertà, la dignità e la vita delle donne sono il presente e il futuro del paese». E quindi «Se non ora quando? Adesso».

