«È stato un grande onore incontrare a nome di Città di Castello il presidente della Repubblica nella rosa dei quindici comuni, selezionati come esempio della lotta degli italiani contro la barbarie fascista e nazista in nome degli ideali democratici e della libertà»: così il sindaco tifernate Luciano Bacchetta commenta la trasferta romana al Quirinale, dove, nella Sala dei corazzieri, ha presenziato alla cerimonia tradizionale della Festa della Liberazione con le associazioni combattentistiche e d’arma.
A Roma Prima dell’inizio, i quindici sindaci, quest’anno ospiti, hanno avuto un incontro riservato con il presidente della Repubblica nel corso del quale hanno presentato il proprio comune e esposto sinteticamente in che modo i rispettivi territori avessero vissuto i drammatici momenti della Resistenza e la stagione del riscatto contro gli eserciti invasori. «Per Città di Castello essere ricevuti da Giorgio Napolitano è stato particolarmente significativo dal momento che nel 2014 commemoreremo i settanta anni della Liberazione» ricorda il sindaco «sono stato molto contento del fatto che mente eravamo a Roma, tanti tifernati hanno ricordato il 25 aprile nelle forme con cui siamo soliti onorare i martiri della Resistenza, condividendo la memoria e la riconoscenza che nutriamo verso chi ha messo in gioco la propria vita perchè l’Italia potesse avere un futuro».
Le celebrazioni a Castello Puntuale e partecipato, – alla presenza di Dante Rubechi, medaglione d’oro, per la deportazione che subì durante la Seconda Guerra Mondiale – il corteo del 25 aprile a Città di Castello ha mosso da Piazza Gabriotti, preceduto dalla filarmonica Puccini ed ha raggiunto la stele di Viale Vittorio Veneto, dove, con il coordinamento di Claudio Tomassucci, il vicesindaco Michele Bettarelli ha introdotto temi e iniziative del Settantesimo, sottolineandone «il carattere corale e l’intenzione di ricordare attualizzando ideali che sono ancora vivi e vitali. La mobilitazione di tante anime cittadine è un segno evidente di come Settanta anni siano passati senza che il ricordo di quel periodo di sacrifici e coraggio sia stato dimenticato».
Anpi Per Anna Maria Pacciarini, presidente di ANPI, «è importante che la memoria non si perda e che i nomi dei Partigiani continuino a risuonare nelle parole di cittadini e istituzioni, giungendo insieme alle loro gloriose azioni, fino alle nuove generazioni. Anche per questo il lavoro di ANPI sul Settantesimo sarà dedicato da un lato ad ammonire verso i nuovi e vecchi fascismi e dall’altro a ricostruire le genealogie dei nostri eroi civili». L’onorevole Walter Verini nel discorso conclusivo ha ribadito come «il 25 aprile sia la Festa di una Liberazione conquistata ma mai una volta per tutte: le forze naziste e razziste sono ancora all’opera in Europa e in Italia e il populismo autoritario, antisolidale è sempre in agguato specialmente in un’epoca di crisi economica e culturale. Oggi, come allora, l’unico strumento per combatterlo è la reazione e la politica, che deve dare risposte efficaci e credibili alle istanze della società in termini di lavoro, cambiamento e riforme». Al 25 aprile tifernate era presente l’assessore della Regione Umbria Fernanda Cecchini e il presidente dell’Istituto Gabriotti Sergio Polenzani.
