di Francesca Marruco
Deve scontare 15 anni e otto mesi di reclusione per l’omicidio dell’ex collaboratore di giustizia Salvatore Conte. E adesso che la sua condanna è passata in giudicato, i carabinieri del comando provinciale di Macerata lo hanno arrestato a Civitanova Marche. Si tratta di Paolo Carpisassi, che insieme a Marcello Russo uccise l’ex pentito Salvatore Conte e lo seppellì in un bosco a Gubbio nel novembre del 2007.
I fatti Conte, ricostruirono le indagini, venne ucciso il 28 settembre del 2007 a Castel del Piano da Carpisassi e Russo e la notte successiva venne nascosto in un bosco a Gubbio dove poi venne ritrovato da un agricoltore. Russo è morto nel carcere di Voghera prima che iniziasse il processo di primo grado. Per Carpisassi invece è arrivata ora la condanna definitiva: la Corte di Cassazione ha infatti rigettato il ricorso che il suo legale Barbara Romoli aveva presentato per lui.
Ingestibile Ad ordinare il delitto secondo la ricostruzione dell’accusa sarebbe stato Salvatore Menzo, il capo del clan di ex pentiti dediti a spaccio, rapine, ricettazioni. Secondo quanto ricostruito dall’indagine, Conte sarebbe stato condannato a morte perché diventato «ingestibile» per l’eccessivo consumo di cocaina. Questo nonostante, inizialmente, scriveva il gip Nicla Restivo, fosse ritenuto dai sodali « un buon procacciatore d’affari, sapeva presentarsi , era convincente, sapeva sostenere i rapporti con i direttori di banca, teneva i contatti con i broker». Stava scritto nelle intercettazioni: «Dobbiamo farlo fuori entro domenica, altrimenti salgono quelli la e lo fanno fuori alla scappata, (al volo, in mezzo alla folla, ovvero in pieno stile camorristico)».
La banda criminale Si perché gli ex pentiti, a cui era stato sospeso il programma di protezione per i collaboratori di giustizia, erano ancora legati ai loro clan di provenienza: Salvatore Menzo, un ex pentito siciliano di Niscemi, Salvatore Conte (poi ammazzato), casalese ex pentito affiliato al clan camorristico La Torre, e Marcello Russo, un ex pentito pugliese. Insieme a loro era finito nella banda anche Paolo Carpisassi, un imprenditore ritenuto in contatto con spacciatori albanesi. Una banda che gestiva traffici illeciti di ogni tipo, principalmente legati allo spaccio, e che allo stesso tempo forniva una base per il riciclaggio dei soldi sporchi dei traffici. Una banda nata per fare soldi.

