di Ivano Porfiri
Da Pratica di Mare a una dozzina di centri disseminati nella regione, in cui opereranno squadre composte da un medico e quattro infermieri pronti a inoculare il vaccino anti Covid. Qui lo riceveranno centinaia di migliaia di umbri, a partire da gennaio. «Ci vorrà più di un anno, e sono ottimista, per raggiungere buona parte dei nostri concittadini», ammonisce l’assessore regionale Luca Coletto. È il piano a cui sta lavorando con un paio di riunioni a settimana un gruppo composto da una trentina di persone, esperti in vari settori, dalla medicina alla logistica, coordinato dal commissario all’emergenza Antonio Onnis. L’interlocuzione con la struttura del commissario nazionale Arcuri è continua perché è da Roma che si attendono le disposizioni.
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Somministrazioni in 12 punti Intanto la Regione, seguendo proprio le richieste di Arcuri, ha individuato negli ospedali di Perugia, Terni, Foligno e Città di Castello i quattro punti di arrivo del vaccino in Umbria dal centro di stoccaggio nazionale di Pratica di Mare. A gestire il flusso dall’hub ai 300 punti disseminati in Italia sarà l’esercito. Requisito da assicurare era la presenza di frigoriferi in grado di mantenere le fialette a una temperatura di almeno -75 gradi, come richiesto dal vaccino Pfizer-Biontech. Dai quattro punti, il siero verrà trasportato in contenitori con ghiaccio secco in una dozzina di centri di somministrazione (tra i 1.500 a livello italiano), che si stanno individuando. Anche qui fondamentale sarà la collaborazione dell’esercito e della protezione civile per gestire il flusso delle persone da vaccinare.
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A chi vanno i vaccini Si partirà dalle categorie a rischio, come più volte ripetuto in questi giorni, dunque operatori sanitari, forze dell’ordine, anziani. A proposito, da quanto riferito non si verrà convocati in automatico, bensì si dovrà avanzare (con modalità ancora non chiare) la propria disponibilità alla vaccinazione. «È necessario – ha spiegato Onnis – sia perché il vaccino è su base volontaria, sia perché ci consentirà di comporre l’agenda». Il commissario non nasconde le mille insidie di un’operazione così complessa: «Ad esempio si dovrà garantire la somministrazione “a domicilio” a categorie come gli anziani nelle Rsa o i detenuti in carcere. L’Umbria, a differenza di altre regioni, ha molte residenze piccole e la logistica non è semplice».
Le squadre di vaccinatori L’altro grosso problema è la possibile coincidenza con una terza ondata epidemica, incrociata a quella dell’influenza stagionale. E qui si innesta anche il tema del personale. A giorni Arcuri attiverà una call nazionale per reclutare medici e infermieri (anche specializzandi o dottori in pensione) e una per selezionare società di somministrazione che mettano a disposizione personale sanitario. A livello nazionale ci vorranno 16 mila persone, non ancora fatte le ripartizioni regionali. Si formeranno squadre in gradi di lavorare 7 giorni su 7 col personale medico affiancato da chi gestirà l’agenda e le pratiche burocratiche, oltre alla logistica. I tempi sono strettissimi e potrebbero accorciarsi ancora di più se, come sembra, il vaccino arriverà con qualche settimana di anticipo, a metà gennaio anziché alla fine, per far coincidere le prime iniezioni in tutta Europa.
Non sarà miracolistico Tanto Onnis, che l’assessore Coletto, rimarcano che la lotta al Covid andrà comunque avanti ancora a lungo. «L’affetto del vaccino non sarà miracolistico – dicono – per vedere un’efficacia nel contenere il contagio si dovrà vaccinare una larga parte della popolazione e ci vorranno mesi». Da qui all’autunno si conta di arrivare ad almeno 200 mila persone, ma si spera siano di più. «Ci vorrà almeno un anno per arrivare a vaccinare buona parte dei nostri cittadini – secondo Coletto -. Quindi fino ad allora ci vorrà monitoraggio e massima attenzione, non solo sulla scuola ma sul contesto generale».
