Due auto della guardia di finanza

I Finanzieri del Gico di Perugia stanno eseguendo un decreto di sequestro, e contestuale confisca, di beni mobili, immobili e partecipazioni societarie, per un valore stimato di circa 33 milioni di euro, nei confronti dell’imprenditore umbro del settore immobiliare Gabrio Caraffini che, a partire dalla fine degli anni ‘90, – ricorda la gdf – ha collezionato numerosi precedenti penali per bancarotta fraudolenta, tra cui una condanna definitiva a 5 anni di reclusione, nonché per trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, reati tributari e contro il patrimonio. A ordinarlo è stata la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Perugia, su proposta della Procura della Repubblica.

Società schermo Riconosciuta dal Tribunale la pericolosità socio-economica dell’imprenditore, è stata disposta nei suoi confronti anche la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per un periodo di tre anni. L’esecuzione del provvedimento rappresenta l’epilogo di una complessa attività investigativa della guardia di finanza. La dettagliata ricostruzione del modus operandi delittuoso ha rivelato il reiterato ricorso a società “schermo”, anche di diritto estero, appositamente costituite e gestite formalmente da vari prestanome, per compiere numerose operazioni immobiliari e societarie in completa evasione d’imposta. Le plusvalenze milionarie così ottenute non venivano solo sottratte al fisco, ma alle stesse società, che una volta depredate erano destinate al fallimento.

Le indagini Al fine di provare l’origine illecita del rilevante patrimonio riconducibile, direttamente o indirettamente, all’imprenditore, è stata acquisita copiosa documentazione riferita all’ultimo ventennio, tra cui i contratti di compravendita dei beni e delle quote societarie, nonché numerosi atti pubblici che hanno interessato, nel tempo, il suo nucleo familiare. Successivamente, per ogni transazione, sono state verificate le movimentazioni finanziarie sottostanti alla creazione della necessaria provvista economica. Il materiale è stato sottoposto a circostanziati approfondimenti, da cui è emerso che gran parte delle attività economiche e dei beni entrati nella sua disponibilità non hanno trovato alcuna giustificazione nei redditi “ufficialmente” dichiarati. Gli accertamenti svolti dalle Fiamme Gialle sono quindi stati trasmessi alla Procura di Perugia, la quale ne ha condiviso gli esiti e ha avanzato la richiesta di applicazione sia della misura di prevenzione personale che di quella patrimoniale.

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