Comincia, anche per l’Umbria, un 2012 molto difficile, importante e per certi versi decisivo. Le nostre difficoltà devono essere affrontate a partire dal contesto europeo e internazionale, altrimenti non capiremo cosa ci sta accadendo, l’entità dei vincoli, la radicale azione di innovazione che ineluttabilmente dovremo compiere. In ballo c’è la sopravvivenza delle istituzioni dell’Unione Europea, deboli per difetto originario, per incompiutezza del progetto di unificazione che ora deve avanzare senza incertezza e c’è lo scontro velenoso in coda alla crisi del modello neoliberistico che ha dato luogo a lobby potentissime e molto pericolose. Il tutto in un mondo completamente cambiato nello scenario e nei rapporti di forza economici e politici rispetto a solo 5 anni fa. Se non ci caliamo in questa realtà e pensiamo di uscire dalla situazione in cui ci troviamo con polemiche astratte o dando un calcio al vicino di banco sotto la seggiola su cui siamo seduti, finiremo per non andare da nessuna parte.
La manovra Monti è dolorosissima ed è pari alle incredibili debolezze storiche e più recenti con le quali l’Italia si presenta a questo appuntamento. Non possiamo che farci carico di questa situazione, battendoci per il risanamento e per aprire una nuova fase della vita italiana ed europea, superando vincoli, errori e pigrizie del passato e sfidando il futuro armati di rigore, innovazione, creatività e spirito di giustizia, con la volontà di fare passi avanti sul terreno dei diritti e della solidarietà, ma trovando anche le nuove soluzioni capaci di garantirli.
L’Umbria, ad esempio, ha una storia da difendere, una storia che ha assicurato decenni di crescita, di modernizzazione, di lavoro, di aumento delle condizioni di vita fino ai livelli di eccellenza. Una componente, certo non esclusiva, ma essenziale di questa crescita continua è stata la spesa pubblica, il suo uso corretto, il suo ruolo trainante, la sua efficacia. Oggi questo panorama tende a cambiare radicalmente e non abbiamo molto tempo per il disorientamento o per le nostalgie, abbiamo solo il tempo delle scelte, difficili e radicali. Dobbiamo riformare e innovare modalità, strumenti e obbiettivi di utilizzo della spesa pubblica per continuare a garantire, in una fase di contrazione delle risorse disponibili, una vasta gamma di diritti e un consistente indirizzo della crescita e della qualità dello sviluppo.
Si è tanto discusso in questi mesi di semplificazione, riforme istituzionali e in particolare , dell’assetto istituzionale sub regionale e delle Province (assurte, loro malgrado, a icona dello spreco pubblico). C’è un intreccio di fattori locali e nazionali, ma ancora non è chiara la linea di priorità che ci stiamo proponendo. La discussione rumorosa e molto strumentale sulle Province rischia di nascondere il fatto che le Province non sono state abolite dal decreto Monti che ne avvia, invece, una riorganizzazione delle competenze e una modifica dei sistemi di elezione, sulle quali il parlamento dovrà legiferare entro il 2012. Le Province, sia pure in forma nuova, permarranno, svolgendo una funzione di area vasta che dovrà necessariamente concorrere alla riaggregazione delle competenze degli enti elettivi e svolgere una funzione di assistenza nei confronti dei piccoli Comuni. E l’Umbria è terra di piccoli Comuni, che esprimo esperienze importanti e vere eccellenze che non possono certo essere discriminate.
D’altra parte, si potrebbe sostenere che la Legge Regionale 18/2011 nella sostanza, pur nello spirito della semplificazione, rischia di limitarsi a sostituire le Comunità Montane con le Unioni dei Comuni previste dalle nuove normative.
Il nodo della semplificazione non è la concorrenza istituzionale o localistica e non è solo la questione della riduzione dei costi fissi, il nodo è la visione di insieme del governo del territorio, la sussidiarietà virtuosa da realizzare, la maggiore efficienza da ottenere, la funzionalità delle innovazioni, la rigorosa non duplicazione delle competenze. La discussione faticosa di questi mesi è solo una parte del problema che abbiamo di fronte. La priorità che dobbiamo affrontare è quella di operare una ricomposizione di funzioni, oggi disperse, sui livelli di governo elettivi, e quindi controllati, dai cittadini. Qui passa quel flusso di spesa pubblica che deve essere riformato e messo a nuova efficienza. Questa è la “spending review” che dobbiamo realizzare. Il lavoro che la Giunta ha impostato è solo all’inizio, può essere migliorato e accelerato, con il concorso di tutta la società regionale.
Bisogna mettere in campo un’azione non riduttiva, capace di dare coerenza e risultati su più fronti.
Dobbiamo, ad esempio, decidere come concentrare gli investimenti su priorità e obbiettivi selezionati e verificabili in tempi sempre più certi, orientandoci verso grandi progetti in grado di contribuire a cambiare i caratteri dello sviluppo regionale. Si deve definitivamente abbandonare la logica redistributiva del “Patto per lo sviluppo”, che appartiene al passato, per avviarci speditamente verso una “nuova fase” e dotarci di una nuova strumentazione che sappia fare i conti con le novità, le urgenze e le esigenze di innovazione proprie di questo momento. E’su questo terreno, innanzitutto, che va prodotto un salto di competitività, di produttività e di innovazione !
D’altra parte la situazione di decine di aziende è diventata di darmmatica difficoltà e molte sono le chiusure. Di fronte alla possibilità che il Governo apra una fase di sperimentazione di una nuova generazione di ammortizzatori sociali la nostra Regione dovrebbe candidarsi, magari anche con le altre Regioni del Centro Italia, ad essere protagonista di un’esperienza pilota significativa per il nostro mercato del lavoro.
E’ il momento di stringere sulle iniziative di carattere interregionale facendo dell’interregionalità un asse fondamentale dell’azione della Regione in settori decisivi come le infrastrutture, l’internazionalizzazione, la promozione territoriale, il turismo e anche le politiche universitarie e della ricerca.
Sulla sanità, si deve certo procedere ad una riorganizzazione del sistema con una riduzione del numero delle aziende ed un diverso modello organizzativo, che può portare benefici in termini di semplificazione e di maggiore integrazione dei servizi e delle risorse disponibili. Tuttavia la priorità va data a tutti quei nodi di primario interesse che riguardano la qualità dei servizi rivolti ai cittadini a partire dai servizi e dai presidi territoriali. Di fronte alla diminuzione dei fondi pubblici si dovranno eliminare duplicazioni e sprechi nella rete ospedaliera, favorendo processi di integrazione e rifunzionalizzazione delle diverse strutture, riorientando, in modo concreto e verificabile, una parte delle risorse verso il territorio e verso l’integrazione socio-sanitaria e i servizi sociali alle comunità.
Bisogna individuare politiche di sostegno alla crescita del terzo settore e degli enti non profit, con particolare impulso allo sviluppo delle imprese sociali, creando reti territoriali che valorizzino la capacità di ampliare in modo significativo l’offerta sul mercato dei servizi a tutti i livelli. E bisogna, infine, sviluppare una politica coordinata del personale tra gli enti pubblici dell’Umbria definendo modalità e strumenti per raggiungere la massima sinergia nella gestione delle risorse umane, ottimizzando l’utilizzo di quanto a disposizione degli enti, facilitando l’alleggerimento degli organici e non chiudendo le porte alle competenze necessarie e ai giovani.
Noi siamo convinti che la Presidente Marini e una parte consistente della maggioranza che governa la Regione, su gran parte di questi punti sia in piena sintonia con le questioni che poniamo. Oggi è il tempo delle scelte, dobbiamo accelerare, abbiamo un anno e mezzo per porre le fondamenta di questo grande lavoro. Pensiamo che sarebbe importante una profonda partecipazione alla definizione di questi indirizzi, il problema della riorganizzazione della spesa pubblica non è in Umbria un problema solo della Regione e degli enti locali, è un problema delle imprese, di chi lavora, dei destinatari dei servizi, dell’economia, della società civile, della cultura, del sapere regionale. Per questo riteniamo che si debbano costruire momenti di elaborazione e di confronto.
L’obiettivo può essere l’avvio di una Costituente Regionale, di un percorso di riflessione che per qualche mese impegni i principali soggetti della società regionale e crei le basi di consenso necessarie ad un così ampio sforzo riformatore. Una Costituente rafforzerebbe l’iniziativa del Governo e del Consiglio regionale che dovranno affrontare scelte decisive e favorirebbe una nuova partecipazione dei cittadini e delle forze politiche ai processi decisionali. E’ con questo spirito costruttivo che portiamo le nostre proposte alla discussione pubblica e nel dibattito del Partito Democratico, consapevoli delle responsabilità che abbiamo di fronte all’Umbria, ai lavoratori, ai cittadini.
Carlo Antonini Assessore alla Provincia di Perugia
Fabrizio Bracco Assessore Regionale
Manlio Mariotti Coordinatore Regionale Area Democratica PD
Giampiero Rasimelli Capogruppo PD alla Provincia di Perugia
On Marina Sereni Camera dei Deputati

