di M. R.

Acciai speciali Terni sta per accogliere il primo esempio di economia circolare nell’industria siderurgica italiana: si tratta del progetto scorie di cui si parla ormai da tanti anni, dai tempi della gara indetta dell’ ex ad Lucia Morselli (non senza polemiche e rivendicazioni) e che dovrebbe finalmente vedere la luce nel mese di settembre del prossimo anno. L’azienda di viale Brin realizzerà il capannone della nuova rampa scorie e nuovi impianti, poi procederà alla riqualificazione dei capannoni metal recovery: investimenti di almeno una decina di milioni di euro. La spesa più consistente spetterà invece alla finlandese Tapojärvi che con 50 milioni circa metterà a sistema gli impianti di trattamento della scoria, destinando 9 milioni a Ricerca e sviluppo. Il recupero degli scarti produttivi sarà graduale: primo step 6 mila tonnellate. La commercializzazione resta per ora forse l’aspetto più controverso: la gamma di prodotti ottenuti a fine trattamento è variegata, si va dalla sabbia per i sottofondi stradali fino a quella per lo sbiancamento della carta. La scommessa di Ast e Tapojärvi potrebbe essere considerata un primo audace passo verso la rivoluzione politico-ambientale del Paese e perché no del mondo intero.

Tapojärvi scommete su Ast per l’economia circolare La presentazione ufficiale del progetto, come anticipato, è prevista il 9 aprile con una iniziativa che si svolgerà presso l’ambasciata finlandese a Roma, ma intanto giovedì pomeriggio il management di Ast ha illustrato il piano ai segretari delle sigle sindacali dei metalmeccanici e ai coordinatori delle Rsu. Presenti l’amministratore delegato Massimiliano Burelli, il capo del personale Luca Villa e il direttore di stabilimento Massimo Calderini. Nel corso dell’incontro affrontato anche il discorso autorizzazioni: entro giugno, viale Brin dovrebbe ottenere tutte le carte necessarie all’avvio del progetto. A questa sfida di carattere ambientale tesa a ridurre l’impatto della grande acciaieria sulla città, si affianca il discorso delle prospettive future del sito, quindi i livelli produttivi, la qualità e la competitività sul mercato. Il presidente del parlamento europeo, Antonio Tajani ha scritto al numero uno della commissione Jean-Claude Juncker di rivedere la lista di Paesi colpiti dai dazi, estendendo le misure all’Indonesia che ha più volte rappresentato una minaccia per il sito ternano.

Levata di scudi sulle produzioni siderurgiche italiane «La lettera di Tajani a Juncker – scrive il deputato ternano di Fi Raffaele Nevi – accende finalmente i riflettori su una vicenda che sta mettendo in ginocchio l’industria siderurgica del nostro Paese; è l’ennesima dimostrazione dell’attenzione del presidente dell’Europarlamento nei confronti dell’industria italiana, abbandonata di fatto dal governo gialloverde, in particolare per i produttori di acciaio inox come l’Ast di Terni. È impressionante l’assordante silenzio del Ministro dell’industria su questa vicenda, che rischia di essere un colpo mortale alle nostre imprese». Sullo scacchiere mondiale dei produttori di acciaio intanto, si allungano ancora i tempi per la joint venture tra la casa madre tedesca di Ast, Thyssenkrupp, e l’indiana Tata steel: slitta infatti al 13 maggio la scadenza per il verdetto dell’antitrust, ad Essen c’è fiducia nel closing entro le primavera.

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