Un operaio al lavoro all’ex Tagina (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Ivano Porfiri

Il 2018 era iniziato fortissimo con 66.394 nuovi contratti attivati da gennaio a settembre, cinquemila tondi tondi in più che nello stesso periodo del 2017 pari a un +7,5%. Uno sprint che ha portato il tasso di disoccupazione al 9,2% contro il 10,6% dei primi 9 mesi del 2017. Lo rivelano gli ultimi dati Ines dell’Osservatorio sul precariato. Già nel corso dell’estate, tuttavia, questa crescita impetuosa è andata rallentando (da gennaio a giugno la differenza tra 2018 e 2017 era di oltre 6 mila contratti in più). Una dinamica confermata anche dai dati sulla cassa integrazione. È come se a giugno qualcosa si fosse rotto facendo iniziare un lento ripiegamento.

CASSA INTEGRAZIONE: DATI 2018

Un triennio di ripresa Anche il 2017 era stato un anno abbastanza buono dal punto di vista del numero dei contratti attivati con 81.350, che verranno prevedibilmente superati nel 2018 quando si avranno i dati anche dell’ultimo trimestre. O comunque migliore del 2016 in cui ce ne furono appena 65.580. Un triennio di ripresa, dunque, ma che – vista la flessione partita a giugno scorso – potrebbe esaurirsi. Il mese migliore dell’ultimo quinquennio è stato gennaio 2018 con 9.400 assunzioni, il peggiore agosto 2014 con solo 3.510.

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Contratti stabili non decollano Venendo alle tipologie di contratti, l’anno d’oro per quelli a tempo indeterminato è stato il 2015 con 22.605 quasi dimezzati l’anno successivo (12.111) e calati ancora a 9.600 nel 2017. Nei primi 9 mesi dello scorso anno erano stati 8.855 in crescita rispetto ai 7.567 dello stesso periodo dell’anno precedente.

Tempo determinato Il vero boom degli ultimi tre anni è stato quello dei contratti a tempo determinato. Le assunzioni a termine nel 2017 sono state 35.696 contro le 27.836 del 2016 e 26.622 del 2015. I primi 9 mesi del 2018 dicono 28.420 assunzioni con un trend che fa pensare a un anno record per l’aumento di questo tipo di rapporti di lavoro. Anche l’apprendistato è andato crescendo con 5.612 contratti firmati nel 2017 contro i 4.591 del 2016. Tra gennaio e settembre 2018 sono stati 4.505.

Più contratti precari In crescita forte anche i contratti precari: quelli cosiddetti a Somministrazione sono aumentati dai poco più di 9 mila del 2015 ai 13 mila dell’anno dopo ai 14.360 del 2017 ed erano 12.554 fino a settembre dello scorso anno. Ma ancora più alto è il balzo dei contratti di tipo Intermittente, passati dai 5.600 del 2016 ai 13.503 del 2017 e quasi 10 mila nei primi 9 mesi del 2018. Abbastanza stabili, infine, i contratti Stagionali, tra i 2.500 e i 3 mila l’anno in Umbria.

Ires Cgil: «Lavoro di scarsa qualità» La Ires Cgil, sugli ultimi dati dell’Inps evidenzia l’impennata della cassa integrazione a fine 2018 e l’aumento consistente della disoccupazione come dimostra la crescita di domande di Naspi. «Questi dati – commenta Mario Bravi, presidente Ires Umbria – smentiscono ogni lettura ottimistica della fase economica e sociale che stiamo attraversando». Per Bravi «resta scarsissima la qualità dell’occupazione che si è realizzata, visto che come ci dice l’osservatorio nazionale dell’Inps sul precariato, solo il 19% dei nuovi contratti è a tempo indeterminato. Le forme contrattuali sono le seguenti: in Umbria il 21,2% degli occupati è a tempo parziale (Italia 20,1%), mentre per quanto riguarda i tempi indeterminati l’Umbria si colloca al 83,3% (Italia 84,4%). I Neet (15-34enni che non studiano né lavorano) in Umbria nel 2017 toccano il 20%, mentre l’anno precedente erano il 18%».

Disoccupazione Le caratteristiche della disoccupazione sono le seguenti: la disoccupazione femminile sale dal 10,6% al 11,8% del 2017. Quella giovanile (15/24 anni) scende dal 33,1% al 30,8% del 2017; quella di lunga durata (si intende per lunga durata una disoccupazione che supera i 12 mesi) sale dal 4,9% del 2016 al 5,2% del 2017. Per quanto riguarda i settori, nel periodo gennaio-settembre 2018 assistiamo a queste variazioni: agricoltura +13,7% (Italia +1,1%), industria -2,4% (Italia +2,3), costruzioni +4,3% (Italia-1,5%), servizi-0,2%(Italia +0,8%). Per un totale complessivo dell’andamento della occupazione del periodo gennaio–settembre 2018 con un aumento dello 0.2% (Italia +1.0%). Per quello che riguarda le differenze di genere in Umbria il 55,9% degli occupati sono maschi (Italia 58,0%) e l’occupazione femminile in Umbria corrisponde al 44,1%(Italia 42,0%).

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