Il cardinale Angelo Bagnasco (Foto F.Troccoli)

Se venissero «corrosi i valori che giustificano l’impegno della vita, allora verrebbero meno anche le fondamenta e le forze che sostengono la convivenza sociale, ed edificano una Nazione come comunità di vita e di destino». Sono molto ferme le parole del cardinale Angelo Bagnasco, che ha aperto a Todi i lavori delle associazioni di ispirazione cristiana, a proposito del rischio che si possano negare con leggi i cosiddetti valori non negoziabili.

Individualismo «La nostra Europa, come l’intero Occidente – ha detto Bagnasco – segnato da una certa cultura radicale fortemente individualista, si trova da tempo sullo spartiacque tra l’umano e il suo contrario. Questi temi non sono rimandabili quasi fossero secondari; in realtà formano la sostanza etica di base del nostro vivere insieme: l’elaborazione di una diversa cultura dell’uomo e della convivenza sociale è il problema più serio, la più grande sfida che la società italiana deve affrontare».

L’uomo è il valore «L’uomo – ha spiegato Bagnasco – non è un prodotto della cultura, come si vuole accreditare, e la società non è il demiurgo che si compiace di elargirgli questo o quel riconoscimento secondo convenienze economiche, schemi ideologici o dinamiche maggioritarie. L’uomo è in sé il valore per eccellenza, che di volta in volta si rifrange in una cultura che tale è quando non lo imprigiona, consentendogli di porsi in continuo rapporto con la propria verità». Secondo Bagnasco, tutto questo «vale non solo per il singolo individuo, ma anche per un Paese, una civiltà, una cultura». In sostanza, per il presidente della Cei, non deve prevalere «il relativismo gnoseologico e morale».

Valori primi Nel dibattito pubblico oggi, per Bagnasco, «sono in gioco le sorgenti stesse dell’uomo: l’inizio e la fine della vita umana, il suo grembo naturale che è l’uomo e la donna nel matrimonio, la libertà religiosa ed educativa che è condizione indispensabile per porsi davanti al tempo e al destino». «Proprio perché sono ‘sorgenti’ dell’uomo, questi principi sono chiamati ‘non negoziabili’», ha spiegato il presidente della Cei ricordando con le parole del Papa che «quando una società s’incammina verso la negazione della vita finisce per non trovare piu’ le motivazioni e le energie necessarie per adoperarsi a servizio del vero bene dell’uomo». «Senza un reale rispetto di questi valori primi, che costituiscono l’etica della vita, è illusorio – ha scandito – pensare ad un’etica sociale che vorrebbe promuovere l’uomo ma in realtà lo abbandona nei momenti di maggiore fragilità».

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