Un supermercato

di Daniele Bovi

Tra le regioni del Centro Italia è l’Umbria quella con la percentuale più alta di famiglie sotto la soglia di povertà relativa. Il dato emerge dal rapporto pubblicato martedì dall’Istat, secondo il quale la percentuale nel 2017 è del 12,6%, in crescita rispetto all’11,8% dell’anno precedente. Ma cosa si intende per «soglia di povertà relativa», da non confondere con quella assoluta? Per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media per persona nel paese, che nel 2017 è risultata pari a 1.085,22 euro al mese. Quanto alla soglia di povertà assoluta, è la spesa minima necessaria per acquisire i beni e servizi inseriti nel paniere di povertà assoluta; un dato che si costruisce sulla base della dimensione della famiglia.

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I numeri Complessivamente la media italiana è del 12,3%, in salita di quasi due punti rispetto all’anno precedente, con situazioni ovviamente molto differenti da zona a zona: nelle regioni del Nord l’incidenza è del 5,9%, del 24,7% nel Mezzogiorno e del 7,9% nel Centro; in particolare il dato in Toscana è del 5,9%, nelle Marche dell’8,8% e nel Lazio dell’8,2%, con andamenti diversificati rispetto a un anno fa: aumento di 2,3 punti in Toscana, leggera flessione nel Lazio (-1,5%) e stabilità nelle Marche. Alta anche la percentuale di persone che vivono in famiglie in povertà relativa, rapportata al numero totale dei residenti: 17,9% nel 2017 contro il 14 della media nazionale, in aumento di oltre quattro punti rispetto all’anno precedente.

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Povertà assoluta Quanto alla soglia di povertà assoluta, non esistono dati a livello regionale. A livello nazionale l’Istat stima che le famiglie in questa condizione siano 1 milione e 778mila, in cui vivono 5 milioni e 58mila individui; e «rispetto al 2016 – nota l’Istituto – la povertà assoluta cresce in termini sia di famiglie sia di individui». Elevata nel 2017 rimane l’incidenza tra i minori (12,1%), e 10,5% nelle famiglie dove c’è un minore; percentuale che sale in modo notevole (20,9%) dove ci sono tre o più bambini. Un aumento si registra nel Mezzogiorno ma anche nelle periferie delle aree metropolitane del nord. Determinante è l’età: più questa aumenta e più il tasso di povertà assoluta diminuisce. Il valore minimo infatti (4,6%) c’è tra le famiglie in cui la persona di riferimento è un ultra 64enne, mentre dove c’è un under 35 il valore è massimo: 9,6%. Centrale si dimostra il lavoro e in generale la posizione professionale: la povertà assoluta diminuisce tra gli occupati e aumenta tra coloro che non lo sono, e dove il punto di riferimento è un operaio il dato è quasi triplo rispetto a quello dove c’è un pensionato (11,8% contro 4,2%).

Twitter @DanieleBovi

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