martedì 23 ottobre - Aggiornato alle 20:19

Export, l’Umbria negli anni della crisi ha perso quasi un quarto delle sue quote nel mondo

Il rapporto di Bankitalia: -22%. Tra le cause perdita di competitività e poca capacità di penetrare nei mercati lontani

Una nave portacontainer

di Daniele Bovi

Negli anni della crisi economica, e specialmente nei primi, l’export umbro ha perso una quota di mercato notevole. A testimoniarlo c’è il rapporto della filiale perugina di Bankitalia sull’economia dell’Umbria presentato martedì. L’ufficio studi di Palazzo Koch ha dedicato un focus al settore delle esportazioni le cui performance, come noto, sono largamente influenzate dal peso dell’acciaio ternano. E infatti, partendo da quanto successo nel 2017, il principale contributo all’aumento delle esportazioni, cresciute nel complesso del 6,4% (un punto in meno dell’Italia nel suo complesso) è stato dato dai metalli. Il +24% registrato l’anno scorso è da imputare «al nuovo orientamento delle acciaierie di Terni – sottolinea Bankitalia – verso produzioni a maggiore valore aggiunto oltre che il sensibile aumento delle quotazioni dei prodotti siderurgici».

BANKITALIA: «ANCHE LA RIPRESA DIVIDE L’UMBRIA»

I numeri A trainare verso l’alto il Made in Umbria anche l’automotive, il tessile e l’abbigliamento, mentre si nota un calo per materie plastiche e prodotti farmaceutici. Guardando alle diverse aree del mondo, si è consolidato il trend che ha visto aumentare negli ultimi anni i flussi verso l’UE (+9,6%), in particolare grazie a metallo e meccanica. L’abbigliamento di lusso verso Russia e paesi asiatici invece è stato in grado di compensare il calo complessivo delle esportazioni verso gli Stati Uniti. Questi dati positivi non cancellano l’arretramento significativo registrato tra il 2007 e il 2016, quando l’Umbria ha perso oltre il 20% della sua quota di mercato nel mondo, ben più della media italiana (-12%). Una flessione che si può spiegare con una concomitanza di fattori, tra i quali anche una riduzione del peso sul commercio mondiale dei metalli a causa del forte calo dei prezzi delle materie prime.

La perdita di quote di mercato I dati sono particolarmente negativi negli anni che vanno dal 2007 al 2010 a causa della perdita di competitività e della scarsa capacità del sistema Umbria di adattarsi ai cambiamenti, spesso molto rapidi, della domanda mondiale. Negli anni seguenti la quota scende ancora per un’ulteriore perdita di competitività mentre questa nel resto del paese aumentava. A incidere negativamente la bassa presenza nei mercati più lontani, cioè quelli che nell’ultimo periodo hanno contribuito in modo maggiore alla crescita della domanda. Questa scarsa presenza è da attribuire alle piccole dimensioni delle imprese esportatrici (in generale il nanismo è uno dei problemi strutturali più gravi dell’economia umbra), che più fanno fatica a raggiungere mercati distanti. A mitigare parzialmente il quadro il contributo positivo dato da alcuni settori come abbigliamento, meccanica e alcuni comparti dell’agroalimentare.

Twitter @DanieleBovi

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