Quella di venerdì ai piani alti di viale Brin poteva essere la riunione decisiva per l’intesa sul premio di risultato Ast, invece l’accordo sul riconoscimento economico ai lavoratori dell’acciaieria non è arrivato neppure stavolta.
Niente premio di risultato A detta delle organizzazioni sindacali di categoria Fim, Fiom, Fismic, Ugl, Uilm, Usbe delle Rsu di fabbrica, l’azienda è tornata al tavolo con la vecchia proposta, aumentando la posta in palio di 20 euro, dopo che si era già resa disponibile a erogarne 80 in più sui 400 inizialmente ipotizzati; cifra da intendersi variabile, lorda, una volta l’anno per ciascun lavoratore: «Non ci siamo». La cifra economica è considerata insufficiente, ma a scontentare più di tutto le sigle, è il metodo di calcolo basato sull’indicatore Thyssen.
La controproposta I sindacati ad un certo punto della trattativa hanno anche tentato un’altra strada: «Ok al TkVa come vincolo di accesso al premio, ma che la cifra in ballo cresca». Nulla da fare; secondo quanto riferito dai rappresentanti dei lavoratori, per i vertici Ast un indice di redditività sotto la soglia del 20%, avrebbe un ‘effetto mannaia’, ovvero porterebbe l’azienda a dimezzare il premio. Salvo sorprese, il tavolo è da considerarsi a questo punto chiuso, ma i sindacati non lasceranno scivolare la cosa: la mobilitazione è alle porte.
