Daniel Munoz, in arte San, con l'opera realizzata nella parete dell'ex carcere femminile
Daniel Munoz, in arte San, e l'opera in questione (foto Maria Alessia Manti)

di Danilo Nardoni

C’era una volta Comma Urban Art Festival. C’erano una volta le arti urbane in città. C’era una volta una Perugia che guardava alla creatività e all’arte contemporanea, ed in maniera internazionale. C’era una volta la voglia di non chiudere gli occhi, di guardare la bellezza e guardare lontano e non solo indietro. C’era una volta anche un dipinto su muro di un grandissimo street artist spagnolo Daniel Munoz, nome d’arte San, su una parete dell’ex carcere femminile di Perugia. Una di quelle opere simbolo lasciate e donate alla città da artisti provenienti da tutta Europa ed ospitati da Comma. C’era una volta tutto questo, perché ora non c’è più.

Intonaco copre opera Anche uno degli ultimi pezzi di quello straordinario lascito artistico è quindi caduto, inesorabilmente. Dietro a questo gesto, la rimozione dell’opera ad opera di alcuni operai che hanno rifatto l’intonaco del muro, ci sono sicuramente delle esigenze specifiche, tecniche. L’edificio dell’ex carcere femminile è stato infatti danneggiato dal terremoto e lo Stato, proprietario dell’immobile, deve operare per la messa in sicurezza dello stabile per consentire anche una sicura viabilità in via del Parione. La rimozione dell’opera è quindi collegata a questi lavori. Nel rifare l’intonaco, perché a quanto pare di solo questo intervento si tratta, si poteva salvaguardare l’opera? E’ stato fatto tutto il possibile da chi ha materialmente operato? Sono queste le domande che in queste ore gli ex organizzatori del festival, cittadini e amanti della bellezza si stanno ponendo.

Volto etrusco L’opera d’arte, inoltre, che l’artista aveva creato per Comma Urban Art Festival 2012 – suggestivo festival di arti urbane articolato intorno a desideri, istanze e riflessioni – nasceva dalla voglia di contestualizzare il suo passaggio nel capoluogo umbro. Un volto di una nobile etrusca da cui pendevano palloncini, bambini, chiavi e amuleti erano diventati una riflessione sulla vita e sulla condizione della donna, in particolare delle donne rinchiuse in una prigione. Il dipinto era stato creato quindi proprio da un’ispirazione nata durante il soggiorno perugino di San e si era subito caratterizzato come un lavoro dal significato molto forte per la città, per la cultura e per quello che era stato in passato quell’edificio. Tutto nasceva quindi dalle riflessioni che l’artista aveva fatto prima concepire la sua opera, dallo stile illustrativo e narrativo quasi surreale, in quello spazio dell’ex carcere femminile.

Confuso per un comune murales Qui però forse in ballo non c’è la semplice questione se era necessario o meno rimuovere l’opera. Oggi non si guarda più lontano del proprio naso, non si vuole vedere quello che ci circonda e quello che di bello è stato fatto per poi salvaguardarlo. Sicuramente non si è nemmeno pensato se si poteva fare qualcosa per il dipinto. Magari chi lo ha rimosso lo ha pure considerato allo stesso modo di una semplice scritta su un muro. Forse è questo l’oltraggio più grosso creato all’opera, a chi l’ha voluta, a chi l’ha realizzata e a chi l’ha ammirata. E questo va anche al di là di sapere chi sono i reali responsabili del gesto. Meglio infatti non sapere e magari invece sarebbe più utile mettere un po’ di impegno per meditare. Perché anche chi grida ora allo scandalo possa riflettere, se forse era il caso di muoversi prima per tutelare l’opera e visti i lavori annunciati in quella zona. Ed anche per far sì che altre opere come questa (ad esempio l’enorme ‘wall painting’ sull’edificio di piazza del Bacio) non facciano la stessa fine e per evitare che altre simili situazioni possano ripetersi.

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One reply on “Perugia, opera d’arte di San cancellata dall’intonaco: via un altro pezzo di bellezza”

  1. L’intonaco è demolito; rimane la foto -fra le altre bellissime sue opere- nel sito dell’autore: http://www.eseaene.com/
    Dov’era il dipinto ora un muro nudo, perfetta allegoria dell’insipienza umana.

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