L'assessore Gianluca Rossi

di Ivano Porfiri

«Su tutte le grandi questioni industriali umbre il governo è assente. Lo stato della nostra regione è emblematico di una situazione nazionale non più tollerabile, credo sia giunto il momento di rompere questo clima ovattato e alzare la voce». Mette in fila la crisi della Merloni, lo stallo del Polo chimico ternano e i programmi di dismissione Thyssen, l’assessore regionale allo Sviluppo economico Gianluca Rossi in una videointervista esclusiva a Umbria24.it per tracciare un quadro che non ha remore a definire «preoccupante».

Merloni Per Rossi quella della Merloni è «senza dubbio la più grave crisi industriale italiana: in termini quatitativi ben oltre il caso Fincantieri per cui c’è stata grande mobilitazione». Ricostruendo la vicenda fino alla chiusura del bando internazionale, Rossi lamenta come il governo abbia tagliato fuori finora le Regioni Umbria e Marche. «Sappiamo da comunicazioni informali e dalla stampa di queste offerte vincolanti, di cui solo quella dell’iraniana Mmd sull’intero perimetro aziendale ma nessuno ci ha mai convocato: noi vorremmo un tavolo per definire insieme un percorso». Se ci convocassero? «Chiederemmo di fare in fretta perché se non si chiude, in qualsiasi modo, la trattativa, non si possono attivare le risorse statali e regionali previste dall’Accordo di programma». La strada è stretta, questo Rossi lo sa. «Perciò bisogna fare in fretta, invece il ministero tace. Bisognerebbe che qualcuno, un advisor pubblico cioè Invitalia, prendesse in mano la vicenda. Proprio perché c’è difficoltà a trovare un acquirente crediamo bisogna partire subito con l’Accordo di programma e avviare un progetto di reindustrializzazione che coaguli il soggetto principale che subentrerà e gli altri pezzi di sistema produttivo locali. Più tardiamo e peggio è».

Polo chimico ternano Qui, per Rossi, la vicenda è «più semplice, ma non meno delicata». Lo stato dell’arte è quello ormai congelato da mesi: Basell vuole vendere, Novamont vuole comprare, ma Basell non vuole vendere a Novamont. In più c’è Treofan che vuole investire e Meraklon ora nelle salde mani di un’amministrazione controllata che la sta rimettendo in moto. «Il governo non deve far altro che esercitare la sua moral suasion perché si chiuda una vicenda che non si può più protrarre». La distanza tra domanda è offerta non è ampia. «Se mancassero delle risorse sotto qualsiasi forma siamo anche disposti a metterle noi – dice Rossi – purché ce ne venga data la possibilità. Certo se si tratta di contattare una multinazionale in Texas è il governo che deve muoversi».

Thyssen Il caso del possibile abbandono del sito ternano della ThyssenKrupp, secondo Rossi, è «particolarmente complesso e va ancora compreso fino in fondo». La multinazionale è ancora con le carte parzialmente coperte. «Il sito di Terni – dice Rossi – sia per competenze sull’acciaio che per posizionamento geografico è migliore di molti siti europei, però anche qui peseranno equilibri geopolitici che solo il governo può far pendere da una parte piuttosto che da un’altra».

Il Pd e il caso Terni Rossi risponde in video anche sullo stato del Partito democratico ternano, investito sia dalla recente crisi politica in Comune che dal ciclone giudiziario sugli Eventi valentiniani e l’avviso di garanzia a Eros Brega. «Di tutto ha bisogno Terni meno che di incomprensibili diatribe politiche come quelle avvenute in Comune – risponde – ma Terni è una città che sa reagire, più vitale di quanto sembra. Bene ha fatto il sindaco a fare chiarezza, certamente ora deve proseguire senza tentennamenti e senza debolezze ma sono certo che ce la farà».

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