Dimissioni del sindaco Andrea Romizi, del vicesindaco Urbano Barelli e dei dirigenti comunali dei settori coinvolti. A chiederle il Movimento 5 stelle. Si schirano dalla parte dell’Amministrazione, invece, esponenti autorevoli di centrodestra come il deputato Pietro Laffranco e il consigliere regionale Marco Squarta.
M5s all’attacco Il gruppo consiliare del M5s a Palazzo dei Priori ha tenuto una conferenza stampa per fare il punto sul “caso-Gesenu”. Il capogruppo Cristina Rosetti ha sottolineato di attendere «con trepidazione» la conclusione delle indagini. «La situazione – ha detto – è stata da tempo denunciata dal M5s a diversi organi competenti, non da ultimo l’anticorruzione, in considerazione della presenza di aspetti poco chiari e del fatto che per oltre 40 anni Gesenu ha condizionato la gestione dei rifiuti in Umbria. Questa vicenda ha forti ricadute sui cittadini, con molteplici danni sia ambientali che economici. Da sempre le persone dubitavano del corretto svolgimento del servizio da parte di Gesenu ed oggi, formalmente, ne abbiamo conferma dagli atti». Rosetti ha precisato come la responsabilità penale sia personale e tutta da dimostrare a seguito di un giusto processo nel quale l’accusa sarà chiamata a provare le sue tesi, tuttavia nel caso di specie emerge «con evidenza fin da ora una precisa responsabilità politica da parte di chi doveva controllare e non l’ha fatto. Appare strano, infatti – ha aggiunto – che i Comuni dell’Ati non sospettassero che si stava effettuando una vera e propria truffa a loro danno, visti i dati a disposizione. Si pensi alla percentuale degli scarti, tanto elevata da aver vanificato i conferimenti differenziati dei cittadini e da aver elevato a dismisura il costo del sistema. Sono mancati, quindi, tutti i controlli dovuti da parte dei soggetti preposti, partendo dai Comuni e dall’Autorità d’ambito».
Richiesta di dimissioni «Per amministrare una città bisogna essere capaci e non conniventi – ha attaccato Rosetti – scaricando tutto il peso economico, frutto degli errori di altri, sulle spalle dei cittadini. In questo contesto rileviamo che Ati 2 e Comune di Perugia non hanno mai contestato alcunché al gestore, pur in presenza di evidenti violazioni del contratto e di inefficienze del sistema. A fronte di ciò credo che i cittadini non possano più fidarsi di Romizi e Barelli, incapaci di tutelarli adeguatamente pur avendo a disposizione tutti i dati e gli strumenti utili per farlo. Credo, in sostanza, che siano il sindaco ed il vice sindaco ad aver bisogno di tutori e non certo i cittadini che da tempo avevano chiara la situazione». Quindi Rosetti ha reiterato la richiesta di dimissioni: «del vice sindaco Barelli, perché ha completamente fallito ottenendo una mera riduzione della tariffa tramite un decremento del servizio (svuotamento cassonetti e spazzamento stradale). E poi del sindaco Romizi, in quanto primo cittadino, ma anche presidente dell’Ati2. In questa veste rilevo che tutte le nomine dei rappresentanti dell’Ente dentro Gesenu, e non solo, sono state dettate da criteri di spartizione politica e non da una reale competenza dei soggetti. A ciò si aggiunge il fatto che Romizi e Barelli mai si sono presentati in Consiglio per riferire sulla vicenda, cancellando ogni forma di trasparenza. Altro che la tanto sbandierata legalità». Inoltre «chiediamo – ha sottolineato Rosetti – la rimozione di tutti i dirigenti che hanno avuto a che fare con la gestione dei rifiuti nel tempo, perché non si sono dimostrati in grado. Il riferimento è al dirigente del Comune Piro ed a quello dell’Ati 2 Moriconi. Lo stesso dicasi per i dirigenti di Arpa, società che non è mai riuscita ad effettuare un controllo adeguato». In conclusione Rosetti ha annunciato che il M5s andrà avanti fino in fondo affinché i cittadini vengano risarciti per tutti i danni subiti da questa vicenda.
Squarta difende Romizi Alle critiche del Movimento 5 stelle, ma anche a quelle del responsabile umbro Ambiente e rifiuti del Pd Daniela Pimponi, risponde il capogruppo in Regione Marco Squarta, evidenziando che «Andrea Romizi è stato eletto sindaco di Perugia nel giugno 2014 mentre, secondo quanto emerso sui giornali, le denunce che hanno innescato l’inchiesta della magistratura risalgono al 2013, dunque ad un periodo antecedente. Pimponi – spiega Squarta – ritiene che il Comune di Perugia sia stato poco incisivo rispetto alla necessità di cambiare passo in materia di rifiuti, dimenticando che al momento dell’insediamento la Giunta comunale di centrodestra ha dovuto fare i conti con la grave situazione economica della Gesenu, una società senza un piano industriale per di più colpita da un’interdittiva antimafia». Squarta aggiunge che«in seguito alla cessione delle quote societarie e alla modifica dello statuto, avvenuta ai tempi del Governo di centrosinistra, il Comune di Perugia è sceso in minoranza, diminuendo così il proprio potere decisionale in un ambito strategico. Nonostante le mille difficoltà – sottolinea il consigliere di opposizione – Gesenu sotto l’attuale giunta Romizi è riuscita a riscuotere 40 milioni di crediti dalla Sicilia, ha redatto un piano industriale, ha cambiato il socio privato e superato l’interdittiva antimafia. Come se non bastasse perfino la tassa comunale sui rifiuti è stata abbassata».
Laffranco promuove il Comune Stessi toni dal deputato Pietro Laffranco. «Se l’attacco del Pd è ridicolo, visto che loro è stata gestione per parte pubblica in lunghi anni di dominio della sinistra a Perugia – dice – un po’ sciocco oltreché infondato è quello del M5s. Al contrario sarebbe serio ed onesto da parte delle opposizioni riconoscere – prosegue Laffranco – come dopo la elezione di Andrea Romizi anche la gestione dei rifiuti ha iniziato a cambiare profondamente: riscossi 40 milioni di crediti dalla Sicilia, un nuovo piano industriale, finalmente un nuovo socio privato in luogo del chiacchierato Cerroni, e, qualche giorno fa, superamento dell’interdittiva antimafia. in ultimo, ma non certo per i cittadini, la tassa comunale sui rifiuti è stata abbassata. Il cambio di passo è evidente a tutti, tranne che a coloro che non vogliono vederlo. Comunque siamo disponibili in qualunque momento ad un confronto pubblico con esponenti di Pd e M5s sulla questione, in particolare con i primi sarà “divertente” parlare di ciò che hanno combinato negli anni in Gesenu, con i secondi dei modelli di gestione dei rifiuti ad iniziare da Roma e Livorno, dove non mi sembra che abbiano brillato».
Cgil: «Regione svolga suo ruolo» Sul caso Gesenu interviene anche la Cgil. «Certi che la magistratura svolga appieno il suo compito facendo piena luce sulle vicende che interessano Gesenu e non solo – affermano Vasco Cajarelli e Igor Bartolini della Fp – riteniamo che il susseguirsi degli eventi giudiziari che interessano/investono gli attori protagonisti del sistema dei rifiuti in Umbria pretendano interventi urgenti, per salvaguardare il servizio ai cittadini e a tutela di lavoratrici e lavoratori». Cgil e FpCgil Umbria chiedono che «la Regione dell’Umbria svolga il suo ruolo: è necessario convocare urgentemente un tavolo che affronti una crisi che potrebbe produrre effetti dirompenti. Altresì è non più rinviabile una revisione strutturale del Piano Regionale Smaltimento Rifiuti, ormai superato e non più adeguato a rispondere ai bisogni del territorio umbro. Crediamo che non sia più rinviabile l’assunzione di responsabilità diretta delle Amministrazioni pubbliche ai vari livelli: nelle aziende ove il pubblico interviene in qualità di socio, è necessario che lo stesso acquisisca le quote azionarie, rendendo interamente pubblica la gestione del servizio, unica vera garanzia legalità, trasparenza e qualità».
