di Francesca Marruco

Teoricamente le due cose sono separate. L’una riguarda la gestione dei rifiuti a Perugia, negli impianti di Ponte Rio, Pietramelina e Borgogiglione e l’altra riguarda il «sussistente pericolo di infiltrazione mafiosa in Gesenu Spa», costituito anche dal fatto che la ditta a Catania ha anche stipendiato un paio di persone appartenenti «all’area criminale Santapaola». Praticamente sono destinate ad intersecarsi forse molto più che sulle scrivanie del management dell’azienda, a cui sono state notificate nello stesso giorno il sequestro preventivo per una e l’interdittiva antimafia per l’altra.

Interdittiva A riscrivere il futuro di Gesenu Spa, dopo mesi di istruttoria da parte di un pool interforze che ha condensato il suo lavoro in 51 pagine, è stato il prefetto di Perugia Antonella De Miro che adesso, dopo aver deciso per l’interdittiva antimafia, scriverà a tutte le stazioni appaltanti che hanno servizi appaltati a Gesenu e per cui andrà trovata una soluzione. Servizi in appalto per miliardi di euro per cui verosimilmente il prefetto nominerà dei commissari per poterne permettere la prosecuzione. Come quello della raccolta dei rifiuti a Perugia. O nei tanti altri comuni dell’Umbria.

LE PRIME PERQUISIZIONI DELL’INDAGINE

In Sicilia E questo è quello che potrebbe succedere di qui a qualche giorno. Quello che invece ha portato a questa decisione del prefetto di ferro, così chiamata la dottoressa De Miro, viene dalla Sicilia. Dal catanese più in particolare. E da quel consorzio Simco per cui la prefettura siciliana ha emesso un altro provvedimento gemello. Un provvedimento che veniva in prima istanza perché nel consorzio c’era anche la ditta Oikos, che aveva avuto legami con imprenditori arrestati per associazione mafiosa. Inizialmente Simco fa ricorso al Tar per una sospensiva che non gli viene concessa, poi cerca di cambiare strategia estromettendo dal consorzio Oikos. Ma la prefettura di Catania conferma l’interdittiva e la motiva chiamando in causa anche Gesenu. E tra le cose che sono balzate immediatamente agli occhi ci sono quei 29 dipendenti della Gesenu pregiudicati per fatti gravi legati in alcuni casi ad ambienti mafiosi e macchiati di reati quali estorsione e rapina.

GUARDA L’INTERVISTA A PRESIDENTE E AD DI GESENU
Indagati umbri in Sicilia Non solo. L’interdittiva per rischio concreto di infiltrazioni mafiose si basa anche sui dirigenti di Gesenu finiti indagati per questioni siciliane. Una su tutte: quella della gestione dell’isola ecologica di Mascalucia-Massannunziata in cui sono indagati anche  due umbri. Ancora non basta. A far propendere il prefetto per il niet alla partecipazione a nuove gare d’appalto c’è anche la questione, sempre siciliana, legata a Tirreno Ambiente, di cui Gesenu ha il 10%, per cui nel settembre scorso è stato sciolto il Comune di Mazzarà Sant’Andrea per mafia. Ma non finisce qui, perché, tra le motivazioni che hanno concorso per l’emissione della misura interdittiva c’è anche la presenza di Manlio Cerroni – che di Gesenu ha il 45 % – e che lo scorso anno finì ai domiciliari per Malagrotta, e per quella di Carlo Noto la Diega, che di Gesenu ha il 10% ed è finito anche lui indagati per smaltimento illecito di rifiuti. Materiale insufficiente per togliere a Gesenu il pedigree di azienda sana? Per la dottoressa Antonella De Miro, decisamente no.

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2 replies on “Gesenu, dirigenti umbri indagati in Sicilia. Tra i dipendenti catanesi anche affiliati dei Santapaola”

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