Norcineria

I salumi, a Norcia, a tutto fanno pensare tranne alla pericolosità per la salute. E così, dalle parti della Valnerina, l’allarme dell’Organizzazione mondiale della sanità sulle carni rosse e lavorate cancerogene, è stato preso quasi come un affronto. «Questo allarme generalizzato – interviene il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno – rischia di colpire uno dei settori chiave dell’agroalimentare italiano e della nostra stessa economia da sempre basata prevalentemente sulla ‘norcineria’, la nobile e secolare arte della lavorazione della carne suina. In questo contesto è necessario distinguere nettamente i prodotti di alta qualità da quelli scadenti e a basso costo”.

C’è salsiccia e salsiccia «Per fare solo un esempio – spiega il primo cittadino nursino – una salsiccia che viene prodotta nel nostro territorio, nel rispetto di tutte le disposizioni e i disciplinari di produzione, a garanzia della qualità, non può essere affatto paragonata a un wurstel o ad un altro tipo di prodotto più lavorato o affumicato. La lavorazione delle nostre carni – precisa Alemanno– viene fatta con metodi tradizionali e assolutamente naturali, con l’esclusivo utilizzo del sale e la stagionatura in cantina, senza ricorrere ai conservanti e all’affumicatura».

Tornare alla qualità Ciò che serve, secondo il sindaco di Norcia, «come in tutte le cose è l’equilibrio e la giusta misura. E come ha fatto notare la Coldiretti questi giorni, in una dieta mediterranea la carne, grazie ai suoi importanti valori nutrizionali, ha fatto persino annoverare gli italiani tra le popolazioni più longeve al mondo. La necessità, non più procrastinabile – conclude Alemanno – è quella di tornare alla qualità, come quella garantita dai nostri prodotti. Perché la qualità abbinata all’adozione di alcune precauzioni particolari, come la cottura attenta dei cibi, è il presupposto fondamentale da cui partire e su cui puntare per evitare possibili pericoli. Ma questo i nostri produttori lo sanno bene, da intere generazioni».

Federcarni: «No allarmismi» Stessi toni da Federcarni-Confcommercio «Quello che maggiormente ci preoccupa – dice il presidente Paolo Roselletti – è l’effetto allarmismo che può derivare dalle affermazioni dell’International Agency for Research on Cancer dell’Organizzazione mondiale della sanità, che ha inserito le carni rosse lavorate fra le sostanze che possono causare il cancro, con una ricaduta negativa concreta sull’attività di migliaia di imprese della produzione e della distribuzione di qualità. Quando si tratta di indicazioni di carattere scientifico che riguardano la salute bisogna sempre andarci cauti, ma non si può sottovalutare il grave rischio allarmismo. Come Federcarni siamo già impegnati in campagne rivolte ai consumatori per un consumo consapevole e attento alla qualità dei prodotti. Siamo i primi a dire che i nostri prodotti vanno inseriti in una dieta equilibrata e bilanciata; che bisogna sempre saper distinguere tra i tanti prodotti sul mercato e chiedere sempre consigli al proprio macellaio di fiducia. Non c’è dubbio sul fatto che la carne sia oggi uno degli alimenti più controllati e sicuri. La risposta giusta alle polemiche di queste ore sta nei criteri generali di una sana alimentazione: qualità e moderatezza».

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