È di pochi giorni fa la notizia della chiusura della biblioteca comunale di Terni per 10 giorni, a partire dal 7 agosto prossimo, apparsa come una novità rispetto a quanto dichiarato lo corso aprile. L’assessore alla cultura Armillei aveva assicurato che sarebbe rimasta fruibile per l’intero periodo estivo, fatta eccezione per il 14 agosto, giorno prefestivo.
Orario estivo Bct Nei mesi successivi alla relativa delibera di giunta, una riunione col personale della biblioteca e i sindacati, aveva però fatto cambiare idea all’amministrazione comunale, convintasi che la struttura avesse bisogno di pulizie a fondo e il servizio necessitasse di un riordino tramite inventario. Rinascita socialista legge nella scelta di palazzo Spada uno ‘sgambetto’ da parte del sindaco Leopoldo Di Girolamo al suo assessore assessore.
Rinascita socialista «Due riunioni di Giunta comunale, due delibere diametralmente opposte – scrivono dal partito del garofano rosso – la prima del 15 aprile, presieduta dal vice sindaco Malafoglia con l’assessore alla cultura Armillei presente, che prevede l’apertura della biblioteca comunale anche in estate; la seconda di pochi giorni fa presieduta dal sindaco Di Girolamo, con Armillei assente, che la chiude per dieci giorni consecutivi, dal 7 agosto».
Contrapposizioni Il sindaco, secondo Rinascita socialista, avrebbe in questo modo sconfessato il suo assessore alla cultura cedendo alle pressioni dei sindacati: «È questa la Terni che ambisce a diventare capitale italiana della cultura? La città è come una nave senza timoniere nel mare in tempesta: non ha una meta e dunque neanche una rotta, solo qualche volonteroso marinaio e 113mila passeggeri tartassati. Secondo gli esponenti del partito, con quell’atto la città dava dimostrazione di volersi ‘aprire’ a nuovi orizzonti: «Sei assessori su 9 la approvarono».
Insinuazioni «Oggi – concludono – situazione diametralmente opposta: bct va in ferie per 10 giorni consecutivi. Non sono più i venti e passa degli altri anni, ma sempre di chiusura prolungata si tratta. Anche qui – fanno notare – 6 assessori (ma diversi) su 9 approvano l’atto. Perché? Solo una questione tecnica? Oppure c’è anche un pizzico di volontà politica, di latente strategia finalizzata a innervosire l’assessore Armillei tanto da indurlo, sulla lunga distanza, a rassegnare le dimissioni?».
