Piazza del Bacio

di Francesca Marruco

L’accusa che viene contestata a tre funzionari dell’assessorato alla Sanità della Regione Umbria e a due farmacisti, uno di Perugia e uno di Gubbio, è di quelle pesanti: per il pubblico ministero Mario Formisano che gli ha fatto recapitare un avviso di garanzia, i cinque «costituivano e promuovevano un’associazione per delinquere avente come scopo quello di gestire il servizio di distribuzione su vasta scala dei farmaci in Umbria».

Abuso d’ufficio La procura, che venerdì scorso ha spedito i carabinieri del Nas e della sezione di polizia giudiziaria negli uffici del Broletto a prelevare moltissimi documenti, e altri militari a perquisire le abitazioni degli indagati, contesta loro anche il reato di abuso d’ufficio, che si sarebbe concretizzato «per aver rilasciato le autorizzazioni per la distribuzione all’ingrosso di farmaci in violazione di legge» alle farmacie di Gubbio e Perugia. E i due farmacisti sono anche accusati di cessione di sostanza stupefacente,«per aver commercializzato farmaci contenenti sostanza stupefacente senza l’autorizzazione del ministero della Salute».

Truffa Ma nell’inchiesta che gli inquirenti portano avanti nel massimo riserbo, c’è anche una terza farmacia, di proprietà della famiglia Antonio Perelli, fino a pochi mesi fa a capo dell’ufficio autorizzazioni e accreditamento dell’assessorato regionale alla Sanità, adesso indagato nell’ambito di questa inchiesta. E l’accusa di truffa, riguarda proprio questa farmacia di Deruta, e sarebbe consistita, secondo l’avviso di garanzia, nella «maggiorazione dell’ossigeno terapeutico e la richiesta di rimborso al servizio sanitario regionale». Tutti i reati si sarebbero concretizzati tra il 2010 e 2013. Insieme ai tanti contratti che i militari hanno voluto vedere, c’era anche una delibera della giunta regionale. E adesso che i carabinieri hanno sequestrato pacchi e pacchi di documenti, non è affatto escluso che l’inchiesta possa allargarsi.

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