La crisi, nel corso degli anni, ha eroso circa il 30% del potere di acquisto dei redditi da pensione. Oggi, in Umbria mediamente le pensioni non raggiungono gli 850 euro mensili, e oltre il 50% di pensionati si trova al di sotto di questo importo. Questa la situazione da cui lo Spi Cgil, nel corso di un attivo alla Sala dei Notari di Perugia, parte per chiedere più attenzione verso gli anziani alle istituzioni. «Gli anziani – ha ricordato Oliviero Capuccini, segretario generale dello Spi dell’Umbria – nella nostra regione sono oltre il 25% della popolazione e buona parte di essi sono rappresentati dallo Spi Cgil con i suoi oltre 70 mila iscritti». Per questo, ha sottolineato il segretario Spi, «vogliamo contare» e contare significa «indirizzare le scelte che la politica e le amministrazioni sono chiamate a prendere».
Le richieste Rilancio dell’occupazione attraverso investimenti in una vera politica industriale, politiche di inclusione sociale, invecchiamento attivo, sanità pubblica e assistenza territoriale, sostegno alla non autosufficienza: questi i punti cardine per lo Spi Cgil, che sulla non autosufficienza in particolare sottolinea l’importanza dell’accordo raggiunto nei giorni scorsi con la Regione che prevede l’impegno di una cifra di oltre 10 milioni di euro, comprensiva della quota nazionale, che andrà a finanziare il fondo integrativo regionale per la non autosufficienza. «Una cifra importante, ma ancora insufficiente – ha spiegato il segretario Capuccini – per questo già da settembre è previsto l’avvio della discussione per il nuovo triennio 2016/2018».
Welfare non è lusso Dopo le testimonianze dei rappresentanti delle 5 leghe territoriali dello Spi dell’Umbria e dopo l’intervento di Tiziano Scricciolo, coordinatore dell’Udu, che ha ricordato le tante iniziative che gli studenti condividono con la Cgil e con lo Spi in Umbria, la parola è passata alla presidente della Regione, Catiuscia Marini. «La Regione Umbria – ha detto – ha scelto in questi anni di tagli pesantissimi ai trasferimenti di risorse statali di mantenere inalterati i finanziamenti al nostro sistema di welfare perché per noi, a differenza di chi lo ritiene un lusso, lo stato sociale è il modo per garantire diritto di cittadinanza a tutti e qualità della vita, in particolar modo per la popolazione anziana. Le politiche sociali – ha proseguito Marini – non rappresentanno soltanto la risposta ai bisogni delle persone, ma ci indicano anche quale modello di società vogliamo. Io resto convinta che il migliore modello sia appunto quello capace di realizzare la cittadinanza sociale delle persone. E non si è liberi se non si hanno risposte ai bisogni fondamentali della persona».
L’esempio di Ingrao Anche per Mario Bravi, segretario generale della Cgil dell’Umbria, il confronto tra istituzioni e parti sociali, nell’autonomia reciproca, è elemento fondamentale per una ripartenza dell’Umbria. «Il sindacato in questa regione e non solo – ha detto Bravi – è un presidio di democrazia fondamentale, come ha dimostrato recentemente la grande partecipazione di lavoratrici e lavoratori alle elezioni per il rinnovo della Rsu nel pubblico impiego. Per questo – ha aggiunto – mi piace ricordare oggi, all’indomani del suo centesimo compleanno, l’esempio di Pietro Ingrao, che come primo atto dopo la sua elezione a Presidente della Camera nel 1976 visitò le acciaierie di Terni, dando così un chiaro messaggio sul legame strettissimo che deve esistere sempre tra istituzioni e mondo del lavoro».
Jobs act e patrimoniale Anche Carla Cantone, segretaria nazionale dello Spi Cgil, ha aperto il suo intervento su Pietro Ingrao, «simbolo di una generazione che ha costruito la democrazia in questo paese e difeso quei valori che ancora oggi guidano la nostra azione. Oggi che il 43% dei giovani – ha aggiunto – non trova lavoro e spesso gli anziani non reggono più la loro condizione di unico ammortizzatore sociale abbiamo bisogno di continuare la nostra azione, su tutti i territori, in tutte le categorie, fianco a fianco con i giovani, pretendendo politiche diverse incentrate su quei valori di libertà, giustizia sociale ed eguaglianza che sono il fondamento della nostra democrazia». Cantone ha ribadito che il sindacato «pretende politiche di sviluppo», contesta il jobs act perché «non ci sono investimenti, ma solo sgravi alle imprese, fatti anche sottraendo fondi alla coesione sociale». Chiede, al contrario, di «investire in welfare, che vuol dire rispettare i diritti e creare occupazione» e di «ridistribuire la ricchezza, con una lotta serrata agli sprechi, all’illegalità e alla corruzione» e anche «con una tassa patrimoniale».
