La crocifissione di Giotto prima e dopo (foto Repubblica.it)

Gli affreschi della Basilica di San Francesco d’Assisi sono in pericolo. A denunciarlo, in un articolo su Repubblica, è lo storico dell’arte Tomaso Montanari che parla degli esiti di un sopralluogo disposto dalla Direzione Generale per le Belle Arti del Ministero per i Beni Culturali, ora guidata da Francesco Scoppola, già direttore proprio dell’Umbria. Una Direzione «allarmatissima» dagli esiti di un sopralluogo «i cui esiti non sono stati affatto rassicuranti». «A minacciarli – scrive Montanari – non è un terremoto o una guerra, ma – come avviene sempre più spesso – un restauro troppo sicuro di sé». I problemi riguardano in particolare la manutenzione degli affreschi di Lorenzetti e la pulitura del paramento di pietra del Subasio.

LE FOTO: PRIMA E DOPO

Scioccanti «Le parti di quest’ultimo – continua Montanari – già restituite alla vista sono scioccanti: un effetto “pizzeria” che contrasta violentemente con le zone sulle quali non si è ancora intervenuti. Ma a preoccupare è soprattutto ciò che si vede dall’altra parte del transetto, e nella cappella di San Nicola». Qui il restauro è già concluso e Montanari ne valuta gli effetti «impressionanti»: «Non siamo più di fronte alle stesse opere». «Il celebre gruppo della Madonna che sviene ai piedi della Croce ha ora una scalatura cromatica e un chiaroscuro completamente diversi da quelli noti». Quanto alle mezze figure di Santi affrescate da Simone Martini, queste risultano ora «appiattite, e prive di alcuni dettagli della decorazione». La Madonna al centro del trittico nella cappella di San Nicola invece ha «irreversibilmente perso il suo manto».

Parla Zanardi Repubblica riporta anche l’opinione del professor Bruno Zanardi, che insegna Storia del restauro all’Università di Urbino: «Ho visto – dice – un diverso e innaturale emergere dei chiari di visi, manti, fasce decorative, unito a un forte compattamento dei cieli. Quasi l’intervento fosse stato un restauro, quindi una pulitura, un lavaggio, seguito da una reintegrazione con acquerelli. Non una semplice manutenzione, cioè una spolveratura con pennelli di martora. Ricordavo gli incarnati dei santi angioini affrescati da Simone Martini, come fusi nel vetro per la meravigliosa assenza di ogni sforzo tecnico nella loro esecuzione. Mentre oggi sono “solo rosa”». Montanari ricorda poi la rottura del legame tra la Basilica e l’Istituto centrale del restauro, «anche a causa del definanziamento», tanto che «i frati hanno deciso di “fare da soli”, passando da uno dei collegi di ricercatori e restauratori più affidabili al mondo, alla ditta privata di un singolo restauratore». Il professore critica la mancanza di un comitato scientifico terzo rispetto a chi ha condotto il restauro: «Un passo doveroso nel caso di opere tanto importanti».

La risposta Sempre su Repubblica, padre Mauro Gambetti, custode del Sacro Convento di Assisi, parla di «polemiche pretestuose e infondate». «I restauri della Basilica – afferma – sono stati sempre autorizzati, verificati e apprezzati dalle autorità competenti. A compiacersi dell’esito del restauro fu persino il professor Lorenzo Ornaghi, ministro dei Beni Culturali del governo Monti, quando nel corso del 2013 inaugurò la fine dei restauri insieme all’allora Dirigente regionale Francesco Scoppola e al Soprintendente Fabio De Chiririco». Gambetti riferisce del sopralluogo dei tecnici del ministero. «Alla fine del sopralluogo – spiega – non ci è stato mosso nessun rilievo ufficiale. Strano che ora, a settimane di distanza, qualcuno si dica allarmato. Perchè durante il sopralluogo non ci è sarebbe stato fatto nessun rilievo?». In particolare sulla cappella di San Nicola, per Gambetti «la verità è che tutto l’intervento, condotto dal restauratore capo Sergio Fusetti, maestro universalmente stimato per la sua alta competenza e passione, è stato svolto sempre con l’autorizzazione della Sovrintendenza dei Beni culturali dell’Umbria che, dopo aver seguito passo passo il restauro, ha apprezzato il risultato finale. Quell’intervento fu accompagnato con interesse anche dal Dott. Giuseppe Basile dell’Istituto Superiore Centrale per il Restauro, recentemente deceduto».

Lavori sempre approvati Al giornalista che gli chiede se capolavori come quelli di Giotto, Cimabue, Martini, Lorenzetti non sarebbe stato meglio far seguire i lavori da una commissione internazionale, il custode replica che «il Sacro Convento è una casa aperta. I suoi tesori artistici da sempre sono custoditi da équipe di tecnici di altissima competenza. Per quanto mi risulta, hanno lavorato nelle Basiliche fin dagli anni ’70 l’Istituto Superiore Centrale del Restauro e la Sovrintendenza dell’Umbria. Dal terremoto del 1997 in poi il maestro Fusetti, che gode della fiducia della Sovrintendenza da oltre 40 anni, ha collaborato in qualità di Direttore tecnico con l’Istituto Centrale per interventi di restauro, sia nella nostra Basilica che in altri monumenti italiani, come la Cappella degli Scrovegni. Tutte le autorità competenti sia a livello regionale che nazionale ci hanno sempre affiancato, seguito, consigliato all’occorrenza e hanno verificato i risultati finali con i loro esperti. Una commissione internazionale, per la stima che nutro verso la professionalità e la capacità artistica dei nostri connazionali, mi pare del tutto superflua. Vorrei però sottolineare che, dopo i grandi restauri post terremoto, gli affreschi della Basilica vengono costantemente sottoposti ad una attenta opera di manutenzione a prezzo di enormi sacrifici dei tecnici e della comunità francescana, interventi che attualmente gravano sul bilancio dello Stato italiano solo in parte». Infine, per Gambetti un eventuale blocco dei restauri del Sacro Convento «sarebbe strana una richiesta del genere ad appena qualche settimana dal sopralluogo della stessa commissione tecnica, sopralluogo che si concluse senza rilievi e senza critiche. Non vorrei che anche ai restauri della Basilica possa toccare il destino dei restauri della Cappella Sistina, fatti oggetto a suo tempo di critiche feroci ed in seguito rivelatesi ingiuste e pretestuose. Comunque – conclude – se l’attuale ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini vorrà farci visita come i suoi predecessori saremo lieti di accoglierlo in qualsiasi momento».

Polemica foto Il Sacro convento, inoltra, contesta le foto foto pubblicate da Repubblica. «Le foto sul cartaceo e sull’online – si legge sul sito sanfrancesco.org – si riferiscono ad affreschi che non vengono restaurati dal 1968 e non fanno parte della Cappella di San Nicola. Quindi come è possibile fare un confronto PRIMA E DOPO??? Va detto inoltre che le opere d’arte vanno fotografate secondo dettami e regole ben precise e non da un cellulare, come ci è stato riferito».

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