di Francesca Marruco

«Mai come ora mi sento onorato di difendere un’ex parlamentare, un grande personaggio come Rita, in un momento in cui la sua vita da 60enne è attraversata da questo primo processo e dall’altra questione della Tav di Firenze che l’ha coinvolta in qualità di presidente di Italferr. Non polemizzo perché in aula sono emersi nitidi elementi di innocenza ma non ci siamo sentiti ben trattati dai pm che hanno da subito indugiato su correzioni e delibere». E l’avvocato Luciano Ghirga che parla. Dietro di lui, foglio e penna in mano c’è l’ex governatrice della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti, che la prossima settimana saprà se i giudici del tribunale di Perugia avranno sposato la ricostruzione accusatoria, o quella proposta da lei e dal suo difensore.

Credibilità E’ Ghirga a dire che «il castello di credibilità» dell’ex numero uno della Regione è «integro», e questo perché «la prassi virtuosa della Sanità regionale non è stata viziata dall’assunzione di Sandra Santoni all’Asl 3». «La delibera non ha nulla a che vedere con l’assunzione della Santoni – sostiene l’avvocato difende anche Amanda Knox-. E’ totalmente estranea ai reati di falso e abuso d’ufficio e merita l’assoluzione perché ‘il fatto non sussiste’. Quei benedetti quattro posti da dirigente amministrativo servivano a stabilizzare gente che lavorava da otto anni come precaria». E quindi per il legale, «l’abuso, il cuore del problema, non è stato commesso».
Il legale insiste su questo punto sostenendo che «certamente (la presidente, ndr) aveva a cuore la situazione dell’amica Santoni, ma non poteva né intendeva favorirla», perché, ha detto ancora Ghirga, «la presidente non è più candidabile e ognuno per sé e Dio per tutti». Non lesina attacchi all’accusa il legale che segue l’ex presidente in tutte le sue grane giudiziarie: «Il pm – ha detto – sostiene che in questa opacità i consulenti tecnici non abbiano fatto una bella figura ma non è così. Quelle definite contraddizioni tra il coimputato Maurizio Rosi e la Lorenzetti non sono che verità dai loro punti di vista».

Santoni La delibera che per la procura servì ad assicurare un posto a Sandra Santoni alla Asl 3 di Foligno, è al centro di molte delle difese che lunedì si sono susseguite nell’aula degli Affreschi Paolo Nannarone in piazza Matteotti. «Nonostante le intercettazioni telefoniche la Santoni non c’entra niente», dice l’avvcato di Santoni, Claudio Franceschini. «La sua assunzione – è ancora Franceschini – prescinde. Questa delibera non ci azzecca nulla. La requisitoria è stata carica di suggestione». Insieme alla Lorenzetti e alla Santoni, rischiano la condanna l’ex assessore alla sanità Maurizio Rosi, l’ex numero uno della Asl 3 Gigliola Rosignli e altri dirigenti della Regione.

Biti Tra loro anche il segretario verbalizzante Francesco Biti, per cui i pm mario Formisano e Massimo Casucci hanno chiesto una condanna a dieci mesi di reclusione. L’avvocato Nicola Di Mario che difende Biti ha voluto evidenziare quelli che per lui sono stati dei paradossi: «Per il segretario verbalizzante Franco Biti – ha detto – che ha utilizzato il documento firmato da Ivana Ranocchia sono stati chiesti 10 mesi di reclusione. La Ranocchia però, che come emerge dagli atti ha formato il documento istruttorio, ha ottenuto il proscioglimento».

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