I lavoratori davanti al tribunale

di Marco Torricelli

Rimandati a settembre. Al 19 di settembre. Ma per arrivarci, gli avvocati della Sangemini dovranno fare un bel po’ di compiti e dovranno anche farli molto in fretta. Forse troppo in fretta.

L’agonia continua Per lo stabilimento delle acque minerali, insomma, quella che somiglia sempre di più ad una lenta agonia, potrebbe continuare ancora. Anche se la time line fissata, al termine dell’adunanza dei creditori che si è tenuta venerdì mattina, dal giudice Alessandro Nastri è talmente stringente che non sono escluse novità al momento imprevedibili.

L’udienza In apertura di udienza, subito un – piccolo, ma significativo – colpo di scena: «La normativa – ha spiegato il giudice Nastri – è cambiata proprio due giorni fa e, considerando che viene rivista la formula relativa alla prededuzione dei debiti, impone una riscrittura della proposta di concordato».

La norma Un decreto legge, infatti, prevede che la posizione dei creditori che hanno continuato a collaborare con Sangemini, in questo periodo, debba essere considerata di privilegio assoluto e, quindi, le loro spettanze hanno la precedenza addirittura su quelle dei creditori ‘privilegiati’, a disposizione dei quali resterebbero meno soldi. Per non parlare di quelli per i ‘chirografi’.

Causa persa Ma c’è anche un’altra novità di rilievo, nella vicenda. Sangemini, infatti, nel frattempo ha perso una causa relativa alla vecchia proprietà delle acque Fiuggi e dovrà sborsare una bela cifra – si parla di circa 13 milioni – oltre a dover riassumere 51 lavoratori dello stabilimento laziale: «E anche questo – ha detto il giudice – è evidente che deve portare ad una riscrittura della richiesta di concordato, visto che questo nuovo debito non era stato inserito nella precedente».

Avvocati bacchettati E qui, il giovane giudice Alessandro Nastri ha mostrato di che pasta è fatto. Quando i legali della Sangemini gli hanno fatto notare che «il rischio di perdere quella causa era remoto», li ha subito stoppati: «Remoto o no – ha scandito – il rischio doveva essere calcolato e le somme a rischio dovevano essere accantonate. Cosa che non è stata fatta e questo non va bene».

I commissari Soprattutto perché, ha fatto notare Leandro Campana, che con Francesco Angeli e Patrizia Cianchini è commissario giudiziale delegato dal tribunale, «l’impatto che questa sentenza potrà avere sull’intera procedura di concordato è tutta da valutare», tanto che il giudice Nastri ha precisato che «avviare una procedura di concordato che potrebbe poi non essere omologata rappresenterebbe una fallimento per tutti noi».

Il rinvio I legali di Sangemini, quindi, hanno chiesto – com’era ovvio – un rinvio, per poter riformulare la proposta di concordato. Solo che loro hanno chiesto tre settimane, mentre il giudice Nastri, con un’altra presa di posizione decisa, gliene ha concesse solo due – «e mi auguro di non dover avere altre sorprese», ha sibilato Nastri», stabilendo le date: entro l’11 luglio la nuova proposta dovrà essere messa nero su bianco. E due settimane sono davvero corte. Poi, entro il 25 luglio, i commissari dovranno esprimere un loro pare. Poi, però, il tribunale chiude per ferie. Le parti si rivedranno il 19 settembre, a mezzogiorno. Sempre che nel frattempo – anche in relazione all’inchiesta della procura di Torre Annunziata – non succeda nulla di nuovo.

Lo Stato Inps e Agenzia delle entrate, che a questo punto dovranno a loro volta rifare i conti, non hanno voluto commentare: «Siamo seriamente impegnati per trovare una soluzione al problema», è stato il lapidario giudizio di una delle legali, ma l’impressione è che vogliano vedere ben chiaro il tutto, prima di mettere firma e faccia su una questione che potrebbe fare casistica, in un Paese dove queste vicende sono ormai all’ordine del giorno.

I sindacati Fai Cisl e Uila Uila hanno portato una ventina di lavoratori a manifestare sotto il tribunale – per sponsorizzare la soluzione-Norda – e una piccola delegazione sindacale è stata ammessa all’udienza. La Flai Cgil, invece ha scritto alla presidente della Regione, Catiuscia Marini, per chiederle di intervenire nella vicenda e, soprattutto, per ricordarle che c’è sempre aperta la questione dei lavoratori della ex Sangemini Fruit, rimasti a spasso e, tra poco, anche senza nessun ‘paracadute’ sociale’.

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