Il vicesindaco, due assessori in giunta e il taglio del 50% delle indennità di giunta, più 50 mila euro per far nascere un’associazione di servizi dedicata al cittadino e la condivisione di una serie di progetti di aiuto economico alle imprese e agli oratori della Caritas. Queste le richieste messe sul tavolo della trattativa per l’apparentamento da Aldo Amoni e Massimiliano Romagnoli e respinte dalla candidata sindaco Stefania Filipponi che le ha giudicate «irricevibili eticamente e politicamente».
Confronto registrato? Il presidente di Confcommercio in una nota stampa dice la sua sul confronto naufragato, sembrerebbe, dopo una manciata di minuti. «Abbiamo avanzato le nostre richieste, in quanto avremmo accettato un apparentamento per poter poi rappresentare i nostri elettori, ma la Filipponi – dice Amoni – non ci ha mai richiamato per darci una risposta anzi, secondo indiscrezioni, sembrerebbe che abbia anche registrato la trattative a nostra insaputa».
FILIPPONI E M5S CHIEDONO NUOVO SPOGLIO
«Ci riserviamo verifiche»Una circostanza che, inutile dirlo, gli interessati contano di verificare per eventualmente tutelarsi legalmente. Il tentativo di stringere il patto, insomma, non si è solo rivelato un fiasco assoluto, ma rischia anche di avere strascichi pesanti. «Noi non abbiamo nulla da nascondere, ma si tratta di un atteggiamento illegale che dimostra la volontà di non volere un dialogo aperto e onesto».
Nessuna indicazione di voto Ergo, Amoni e Romagnoli non solo non si apparenteranno con Filipponi, «con Mismetti non ci abbiamo mai neanche pensato», ma non forniranno al 10.3% degli elettori che li hanno scelti il 25 maggio alcuna indicazione di voto. «Al ballottaggio – scrivono – ognuno voti secondo coscienza, le nostre due liste lavoreranno per formare un’opposizione dura e attenta». Intanto lunedì al Serendipity «ringraziamento in grande stile, a partire dalle 18 con musica, brindisi e porchetta»
