Via al congresso del sindacato

«Brunello Cucinelli non è il Re Sole del nuovo Rinascimento». Così giovedì a Foligno il segretario regionale uscente della Cgil Mario Bravi nella relazione che ha aperto il congresso del sindacato. Congresso i cui 346 delegati sabato dovrebbero, a meno di sorprese, eleggere per la seconda volta proprio Bravi. «Continua a negare la bilateralità nelle relazioni sindacali e per questo – ha detto Bravi sempre parlando di Cucinelli – non può essere considerato, nonostante le sue indubbie capacità imprenditoriali, il Re Sole del nuovo Rinascimento. Abbiamo bisogno di un altro rinascimento che non è paternalistico e non cala dall’alto, ma che riconosce e rispetta il ruolo, la funzione del lavoro e delle sue rappresentanze. Questo è quello che ha fatto crescere l’Italia nei decenni passati. A nessuno è consentito di dimenticarselo, nemmeno agli innovatori dell’ultim’ora».

La relazione Bravi nella sua relazione ha parlato anche «dei fenomeni di sfruttamento inaccettabili che ci sono anche nella nostra regione. Ci sono lavoratori del Bangladesh costretti a lavori al limite dello schiavismo, con stipendi sicuramente superiori a quelli del loro paese di origine, ma in condizioni di schiavitù intollerabili. Esistono marchi globali, tra i quali non mancano firme che originano dalle storiche famiglie umbre, che utilizzano la condizione di sfruttamento del lavoro sia nella delocalizzazione verso i Paesi dell’Oriente, sia approfittando del sottosalario nelle nostre realtà territoriali». Protagonisti dell’intervento del segretario uscente sono stati ovviamente anche i «numeri impietosi» che raccontano la crisi economica della regione. Una crisi che, secondo i dati della Cgil, ha comportato una perdita secca di 25 mila posti di lavoro.

I numeri I numeri, dunque: sono 41 mila i disoccupati, 23 mila gli scoraggiati e 21 mila i cassintegrati. E a questi, si devono aggiungere circa 35 mila lavoratori e lavoratrici che subiscono una condizione di forte precarietà. Tirando le somme, «120 mila persone – ha detto Bravi -, su una popolazione complessiva di 900 mila abitanti, vivono in una condizione di grande o grandissima sofferenza in rapporto al lavoro che hanno, che hanno perso, che rischiano di perdere, o che non hanno mai incrociato, trovandosi drammaticamente in una condizione di totale rassegnazione. Su questo crinale sociale estremamente critico e fortemente a rischio deve intervenire una azione forte e collettiva, che appunto si chiama Piano del lavoro».

Vero cambiamento Di fronte a questo scenario Bravi vede «il vero cambiamento nella giustizia sociale. Se gli alfieri moderni del cambiamento – ha spiegato – pensano di negare la rappresentanza sindacale, di precarizzare ulteriormente il nostro mercato del lavoro, come fa l’ultimo decreto del Governo Renzi, noi diciamo con forza che questo Paese ha bisogno di un altro cambiamento, il cambiamento legato alla giustizia sociale, al piano del lavoro ad un’Europa sociale che sconfigga tutti i populismi sia quelli nuovi che quelli vecchi. La palude non siamo noi, alberga in altri palazzi».

I lavori I lavori congressuali, che nella prima giornata hanno visto tra gli altri l’intervento del sindaco di Foligno, Nando Mismetti e della presidente della Regione, Catiuscia Marini, proseguiranno nella giornata di venerdì, quando è in programma, alle 11, una tavola rotonda dal titolo «Un Piano del lavoro per la regione Umbria», alla quale parteciperanno Vera Lamonica, segretaria nazionale Cgil, Mario Bravi, Vincenzo Riommi, assessore regionale alle Attività Produttive, e Luca Tacconi per Confindustria Umbria. Sabato mattina i lavori del congresso saranno chiusi dal segretario nazionale Vera Lamonica intorno alle ore 11. A seguire l’elezione, al termine di un percorso fatto di 1.200 assemblee di base nei luoghi di lavoro e dei congressi di cateoria, del nuovo direttivo regionale e del segretario generale della Cgil dell’Umbria.

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