di Ivano Porfiri
«Della storia di Armstrong mi ha colpito una frase più di tutte. A chi gli chiedeva: “che cosa ti ha lasciato il cancro?”, lui ha risposto: “La consapevolezza che si può morire a 30 anni”. Ma lui non ha voluto morire così giovane e nemmeno io. E questa comunanza con un grande campione mi ha dato una forza incredibile». Batterà forte il cuore nel petto di Daniele Gregori, domenica, quando vedrà il Blasone tutto per lui. Sarà la festa per il ritorno dalla trasferta più dura, quella della battaglia contro il cancro.
La malattia ad attenderlo a casa Lui che, come racconta a Umbria24.it, è «andato via di casa da quando avevo 14 anni, per seguire un sogno, per giocare in tante città bellissime (Genova, Salerno, L’Aquila, San Benedetto, Como in serie A, Pescara, Benevento, Venezia, ndr)». E, invece, la malattia era rimasta lì in riva al Topino, ad aspettarlo per tutti questi anni. Fino ad agosto scorso, quando ha scoperto di avere un tumore a un testicolo. Ma Daniele è stato ancora più tenace. «Non credevo nemmeno io di essere così forte», dice adesso.
I 2 lunghi minuti di Roma Per lui sarà un derby speciale a 34 anni, quello che lo attende contro la Ternana. Non è il suo rientro, dopo l’uscita dal tunnel delle cure, perché è già stato in panchina ed è perfino sceso in campo per 2 lunghi minuti nella bella vittoria di Roma contro l’Atletico («è stata una partita talmente tirata che non mi sono reso nemmeno conto – racconta -. Ripensandoci dopo è stata un’emozione fortissima»). Ma domenica la città, prima ancora che la società e la Lega (i vertici Macalli e Ghirelli saranno sugli spalti del Blasone), vuole fargli festa. Dirgli: «Bentornato Capitano», frase impressa sulle maglie dei compagni di squadra insieme alla data e al logo I LOVE LIVE, associazione di cui Daniele è testimonial.
Foligno è stata allucinante «Foligno in questi mesi è stata allucinante – dice Daniele con la voce emozionata -, mi ha dato un sostegno che mi rende riconoscente a vita: tantissime telefonate, un gruppo su Facebook con 600 iscritti. Mi ha lasciato ancora di più la voglia di cercare nella mia esperienza spunti per aiutare chi soffre come ho sofferto io, perché quando hai queste malattie l’aspetto psicologico è determinante».

Come Lance Del resto lo stesso Gregori si è rivisto un po’ in quel Lance Armstrong, campionissimo di ciclismo, che dopo il cancro è tornato a vincere il Tour. «Ci pensavo quando, dopo i cicli di chemio, la sera alle 8.30-9 non avevo la forza di muovermi, quando vomitavo in continuazione e mi cadevano tutti i peli del corpo, compresi barba e capelli. A me, con il mio fisico forte, che mi ha aiutato tanto. Pensi allora che in definitiva sei debole, puoi davvero morire. Ma non mi sono mai abbattuto».
Con Silvia, il futuro Con Silvia accanto e tutta la sua città fuori dall’uscio di casa, dopo le visite a Milano e l’operazione, dopo la chemio e i primi allenamenti, Daniele guarda al futuro. «Dopo l’intervento, quando abbiamo visto l’esame istologico, che parlava di tumore maligno, e mi hanno detto che avrei dovuto fare la chemio, mi sono guardato allo specchio. E ho scoperto di avere una scorza dura che nemmeno io pensavo». Quel carattere che gli fa puntare il prossimo traguardo: «Vorrei avere dei figli, anche se non so ancora se sarà possibile, con mia moglie ci proveremo». Ma queste sono cose private. Quella di domenica, invece, sarà una festa di tutta la città. «Sarà il mio vero ritorno a casa dopo tutti gli anni passati a giocare a calcio in mezza Italia, per me sarà come esordire di nuovo in serie A».


