Una protesta contro la tassa

M.To.

Le cartelle di pagamento, emesse dai consorzi di bonifica e nelle quali non siano rispettati i criteri di proporzionalità e razionalità, non potrebbero essere emesse. Quando il contributo di ‘bonifica’ è inferiore alle spese occorrenti per la riscossione, insomma, la cartella non deve essere inviata al contribuente perché, secondo il Tar, deve essere rispettato il principio che non consente il prelievo periodico anche quando non vi sia proporzione alcuna con l’effettivo beneficio.

La sentenza «Il tribunale amministrativo umbro – dice Gino Venturi, segretario della Uil ternana – ha dunque stabilito che non è possibile per i consorzi chiedere un pagamento ‘teso prevalentemente ad assicurare il funzionamento dell’organizzazione dell’ente in sé, anziché essere devoluto a retribuire le opere di manutenzione e bonifica alla cui effettuazione è preordinata l’esistenza stessa del consorzio». Insomma non ci possono essere cartelle che a fronte di contributi di qualche centesimo aggiungono spese generali ridondanti sulla stessa causale del contributo consortile.

Le conseguenze Stando alla sentenza del Tar, commenta Venturi, «non si potranno emettere cartelle di pagamento inferiori ai 17 euro, relativi esclusivamente all’imposta dovuta dal consorziato» L’innalzamento della quota minima da 12 a 17 euro, avevano evidenziato i consorzi di bonifica, «porterà un mancato introito di 798.798,74 euro per il consorzio bonificazione umbra; 300mila euro per il consorzio per la bonifica di Val di chiana romana e Val di paglia:  1.155.156,99 euro per il consorzio di bonifica Tevere-Nera». MaVenturi replica: «Dal nostro punto di vista, invece, in questo modo i cittadini e le imprese del nostro territorio risparmieranno 1.155.156 euro. Un bel risultato anche se ancora rimane l’ingiustizia di fondo che vede comunque gravare ingiustamente sui ternani una ‘tassa’ aggiuntiva dal cui pagamento sono esclusi, giustamente, i perugini».

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