L'esercito affronta la folla

di Iv. Por.

La testimonianza di Alberto Carta, perugino, e degli altri italiani di rientro dalla Libia. Parlano di tranquillità di giorno e caos di notte. Mentre i giovani diretti all’Università per Stranieri restano cauti: tutto normale, dicono, mentre il parlamento va in fiamme e si parla di decine di morti.

Spari e urla di giovani «Dal mio albergo, situato in prossimità di una stazione di polizia, ho sentito spari di sera e urla di giovani. Mi è poi parso di capire che siano stati lanciati dagli agenti anche dei lacrimogeni, ma non li ho visti direttamente». C’è anche Alberto Carta di Perugia, panificatore, tra le persone sbarcate oggi a Fiumicino da un volo da Tripoli.

Borghesi armati per strada Carta è tornato in Italia per un lutto familiare. «Soltanto questa mattina – ha detto ai cronisti- lasciando l’hotel per recarmi in aeroporto, ho visto che nel raggio di 500 metri intorno al mio albergo c’erano a terra molti sassi e che i cassonetti risultavano parzialmente bruciati. Lungo il percorso fino allo scalo aereo di Tripoli – ha proseguito – ho notato alcune persone in borghese e armate di mitragliette, probabilmente agenti del regime, che si limitavano a controllare la situazione».

Tripoli a due facce E’ la conferma delle «due facce» della capitale libica: apparentemente tranquilla di giorno, movimentata di sera con spari e urla provenienti dalle strade. L’hanno raccontata così gli italiani, perlopiù lavoratori o familiari di dipendenti di ditte anche straniere. «Esco la mattina e vedo gente che fa tranquillamente la spesa – ha detto Elisabetta Gambini, romana, un bimbo di 3 anni, moglie di un dipendente della Ericsson -, oppure giovani studenti che vanno a scuola. Quando rientro in casa  sento la mia vicina che parla di mercenari pro Gheddafi che se ne andrebbero in giro a tagliare le mani degli oppositori del regime. A mente fredda – ha aggiunto – mi sembrano leggende metropolitane, perché poi non ne hai riscontro quando esci per strada». La giovane donna spiega di essere rientrata a Roma su consiglio del marito. «Visto che la situazione non è molto chiara e temendo che possa davvero precipitare da un momento all’altro, abbiamo deciso che sarebbe stato meglio tornare».

Giovani libici: tutto normale Invece, di «normalità» a Tripoli, hanno parlato ai giornalisti un centinaio di studenti libici diretti a Perugia e Siena per motivi di studio. «Il nostro viaggio in Italia era già stato pianificato – riferiscono ai giornalisti presenti a Fiumicino -. Come scorre la vita a Tripoli? Come al solito», hanno quindi risposto prima di salire a bordo di due pullman diretti in Umbria e Toscana.

Gheddafi e Perugia La storia della famiglia Gheddafi è strettamente legata all’Umbria e a Perugia. Specie per quanto riguarda il figlio del rais, Al-Saadi, 38 anni. Appassionato di calcio dopo l’esperienza nella Juventus e nella Lazio, con cui si è allenato, nell’annata 2003-2004 è stato «acquistato» dal Perugia di Luciano Gaucci, con cui ha giocato una sola partita, proprio contro la Juve. Poi venne trovato positivo al controllo antidoping effettuato dopo Perugia-Reggina e subì una squalifica per 3 mesi. A Perugia tanti lo ricordano girare a bordo della sua Lamborghini Diablo gialla, spesso parcheggiata di fronte all’Hotel Brufani, o del mastodontico Hummer bianco.

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