di Redazione
Un’imposta iniqua che rischia di infliggere un colpo gravissimo a un settore strategico come il turismo che sta, tra l’altro, attraversando un periodo di grande difficoltà. È questa l’opinione del Sindacato del Turismo di Confindustria Perugia che, per voce del suo presidente Giampiero Bianconi, esprime tutte le perplessità in merito alla tassa sul turismo prevista nella bozza del decreto attuativo sul Federalismo municipale. «La possibilità che venga reintrodotta la tassa di soggiorno – spiega Bianconi – abolita nel 1989 proprio perché considerata inopportuna, suscita una forte preoccupazione tra gli operatori del settore. L’imposta, infatti, colpirebbe unicamente le imprese ricettive creando ulteriori danni all’economia e all’occupazione».
Rischio aumento Ici Ma non è solo la tassa di soggiorno a preoccupare le strutture del comparto. L’imposta municipale unica, infatti, rischia di provocare un aumento esponenziale di quelli che oggi sono i già elevatissimi costi dell’ICI che gravano sulle aziende del settore. Come se non bastasse, sul turismo già pesano costi molto alti, ad esempio, per l’energia e per le innumerevoli imposte che appesantiscono la competitività delle nostre imprese e le rendono meno concorrenziali rispetto a quelle di altri Paesi europei. «Una riflessione a parte – aggiunge Bianconi – meritano i costi, davvero onerosi, per lo smaltimento dei rifiuti. Ci sembra, anche in questo caso paradossale, che si debba pagare la medesima cifra sia in periodi di notevole afflusso turistico che durante i mesi in cui la struttura registra un basso utilizzo o addirittura rimane chiusa. Se è vero che tale costo è determinato dal calcolo della produzione dei rifiuti in base alle persone presenti ci domandiamo quale rifiuti si producano quando nessuno alloggia nella struttura».
Il confronto con l’Europa Tra costi fissi e balzelli, quindi, il turismo è già costretto a fare notevoli sacrifici per mantenere un alto livello dei servizi a cui non vuole rinunciare. Per avere un’unità di paragone basti pensare che la tassazione media delle imprese turistiche italiane è del 31 per cento contro una media europea del 24 per cento. Oltretutto non è chiaro il motivo che spinge ad affermare, da un lato, di voler accorpare la tassazione e dall’altro a introdurre sempre nuove imposte. La tassa di soggiorno, infatti, qualora dovesse essere confermata nel decreto di attuazione del federalismo fiscale, infliggerebbe un duro colpo a uno dei pochi settori strategici su cui l’Italia può contare che produce il 10 per cento di pil e rappresenta il 10 per cento forza lavoro complessiva. Il comparto occupa oltre un milione di persone.
Serve solo a ripianare bilanci comunali «Se gli introiti della tassa di soggiorno – aggiunge Bianconi – venissero destinati allo sviluppo di servizi turistici locali saremmo anche disposti a discutere della possibilità di introdurla pur sottoponendo gli operatori e i nostri clienti a un sacrificio. Invece sembra ormai chiaro che si tratterebbe di una nuova strada per ripianare i bilanci comunali che con l’applicazione del federalismo perderebbero una parte importante dei propri introiti. E se questa è la vera ragione, non ci è chiaro il motivo per cui tale onere debba gravare solo sugli operatori del turismo e, tra questi, in particolare sugli albergatori. Inoltre – sottolinea ancora Bianconi – non va dimenticato che in questi ultimi anni le strutture ricettive, per far fronte alla crisi e rimanere competitive, hanno ridotto drasticamente i prezzi dell’offerta, annullando di fatto i margini di utile, per poter rimanere sul mercato garantendo comunque standard di qualità elevati. L’avvento di tale balzello, di fatto, azzererebbe gran parte degli effetti della riduzione delle tariffe. Inoltre trattandosi di un’imposta di carattere municipale potremmo trovarci nella situazione paradossale in cui alcuni comuni, magari anche vicini tra loro, avranno necessità di introdurre la tassa, mentre altri, più virtuosi, non ne avranno bisogno. Tale eventualità metterebbe in competizione le strutture ricettive non certo sulla base della qualità con l’unico risultato di danneggiare il turismo».
Sciopero bianco «Un’ultima riflessione: si è sempre detto che uno degli elementi di criticità della competitività turistica del nostro paese è dato dall’elevato costo dei servizi. Tale indicazione è sempre stata vista come un monito per gli imprenditori ad abbassare i prezzi, ma mi chiedo perché non lo debba essere anche per i nostri politici evitando scelte che, come quella della tassa di soggiorno, limitano ulteriormente la nostra competitività soprattutto sui mercati internazionali».A livello nazionale Confindustria Alberghi sta portando avanti, insieme alle altre associazioni di categoria, la propria posizione nelle sedi competenti e sta cercando una trattativa che porti alla modifica di questa parte del Decreto. Tuttavia se, nonostante questa azione, la tassa di soggiorno dovesse essere accolta, le imprese aderenti a Confindustria Alberghi manifesteranno la propria disapprovazione con uno “sciopero bianco”, per evitare di creare ulteriori difficoltà agli ospiti, in programma il 17 di marzo. «Non vogliamo creare disagi ai nostri turisti – tiene a precisare Bianconi – ed è per questo che quel giorno metteremo una coccarda tricolore, segno dell’appartenenza ad un Paese che tuttavia non mostra di credere alla nostra attività. Manifesteremo in questo modo la nostra disapprovazione».


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