di Ivano Porfiri
L’ultima scossa è stata la chiusura per cinque giorni del Caffè Morlacchi. Una scossa che ha risvegliato l’orgoglio di chi vuole ridare vita al centro storico di Perugia, tentare un massaggio cardiaco a un corpo che invecchia abbandonato dagli studenti dopo che dai perugini, e langue tra la rapacità degli spacciatori e chi tenta di sconfiggere la malattia soffocando chi la subisce.
L’antefatto Doveva svolgersi mercoledì scorso il gesto simbolico dell’incatenarsi davanti al Morlacchi da parte dei titolari. Ma non appena è stato dato l’annuncio su Facebook, il popolo della rete ha risposto in massa: attestati di solidarietà, proteste altisonanti, insulti a chi governa la città. Come ha spiegato a Umbria24.it Stefano Giaffreda, si stava sollevando un clamore forse eccessivo e potevano crearsi problemi di ordine pubblico. Così, i gestori dello storico caffè universitario hanno deciso di posticipare la protesta pur fare tutto con i crismi necessari, compresa la segnalazione preventiva in questura. Data fissata: lunedì 14 alle 19 davanti al Morlacchi.
Manifestazione Solo che per frenare l’onda a questo punto non è bastata la protesta, pur condivisa, degli utenti del Morlacchi. La cornice si è ampliata a una riflessione complessiva sul centro storico di Perugia. E’ nata così la manifestazione “Giù le mani dal centro storico”, fissata per venerdì 18 febbraio alle 17. Programma: un corteo che muoverà da piazza Morlacchi, percorrendo poi via Maestà delle Volte, sosta in piazza 4 Novembre, poi Corso Vannucci, per concludersi in piazza Italia. Già oltre mille persone hanno annunciato la loro partecipazione su Facebook.
Protesta dal basso Qualcuno ricorderà qualche anno fa il “funerale del centro storico” organizzato dagli esercenti dopo la chiusura dell’acropoli alle auto e l’attivazione della Ztl. O quello simbolico della scuola inscenato dagli studenti. In questo caso, però, le cose stanno diversamente: non ci sono interessi di gestori di locali o le associazioni studentesche a muovere le folle, ma un moto spontaneo di chi vede sempre più spazi chiudersi (ultimo caso: il Rock Caste al Pozzo Etrusco) e sempre meno possibilità di socializzazione.
Gli slogan «IL CENTRO STORICO DI QUESTA INCREDIBILE E MERAVIGLIOSA CITTA’ STA SUBENDO IL PIU’ DRAMMATICO ABBANDONO E DEGRADO DELLA STORIA. E voi lo sapete», recita lo slogan di lancio della manifestazione, ovviamente su Facebook. «Hanno massacrato il morlacchi,.. giusto? sbagliato? Irrilevante, il problema non è questo singolo fatto (immensamente triste) ma un insieme di provvedimenti , promesse, divieti, soprusi, chiusure che giorno dopo giorno ci rendono rabbiosi.. pensateci su, troverete un mare di esempi nella vostra memoria. Ci hanno detto mille volte “non vi preoccupate faremo qualcosa”, anno dopo anno….. E io rido… e covo rabbia… come la covate voi..BASTA!!!!!!!!!!!».
Diritto di socializzare E, ancora, «Difendiamo il diritto di incontrarci e socializzare; il piacere del dialogo, dello scambio e dell’amicizia; le occasioni di socialità e incontro; gli spazi di cultura, arte e creatività. Scriviamo insieme una lettera aperta al Sindaco e a quei residenti che sognano un centro deserto, pattugliato solo dalle camionette dell’Esercito».
La lettera al sindaco Segue il testo provvisorio della lettera per cui è stato costituito un apposito gruppo su Facebook:
Egr. Sindaco Wladimiro Boccali,
la chiusura per 5 giorni del Caffè Morlacchi è l’occasione giusta, purtroppo, per condividere con Lei alcune riflessioni. Questo è in realtà solo l’ultimo episodio che dimostra, in modo ormai davvero innegabile, come le nuove politiche del Comune, che vorrebbero eliminare il degrado dal centro storico, ottengono in realtà l’effetto opposto, punendo chi rappresenta invece l’unica occasione di rivitalizzazione delle piazze storiche e l’unico argine al degrado.
Con il Caffè Morlacchi aperto la piazza si riempe di gente normale, giovani, universitari e non, che si incontrano, socializzano, ascoltano musica ed entrano in contatto con artisti emergenti della città. Cioè la vera essenza della “piazza” come luogo di vita, di incontro e di scambio culturale. Con il Caffè Morlacchi chiuso la piazza è vuota, lasciata in mano a pochi passanti impauriti dal vuoto e dal silenzio o, peggio, in mano agli spacciatori. Il paradosso è che quello, com’è noto, è uno dei posti più tranquilli, sani e sicuri del centro, grazie anche al Caffè Morlacchi! Che senso ha avuro punirlo? L’unico effetto è stato che per 5 giorni piazza Morlacchi è diventata un luogo insicuro!!
I locali sono il vero regolatore della presenza sociale notturna e di controllo del territorio del centro storico. Perché, a dirla tutta, soprattutto le donne hanno una buona libertà di passeggiare nel centro di sera e di notte solo in quelle zone frequentate per la presenza di locali e centri di produzione e rappresentazione culturale e di aggregazione sociale. L’elenco dei locali costretti a chiudere i battenti è agghiacciante: ognuno di loro si è portato via un pezzo di vita della città, un pezzo di cultura, e un’occasione di socialità, di aggregazione, di scambio, di cultura e di vitalizzazione del centro.
E’ vero, la presenza di tanta gente crea rumore e potrebbe creare disturbo ai residenti, specialmente ai residenti “importanti”. Ma la piazza ESISTE per far incontrare le persone! E’ questo il suo ruolo storico originario. Chi decide di vivere in una piazza centrale, a Perugia come in tutte le altre città, sa bene che in questi luoghi molto frequentati il livello di rumore è più alto che in un vicolo del centro o in un quartiere di periferia. E’ come se uno che va a vivere ai “Navigli” a Milano, o a Trastevere a Roma, si lamenti dei rumori della “movida”. Veramente i residenti vogliono un centro deserto di sera? Veramente preferiscono le piazze vuote, dove diventa pericoloso anche solo transitare? Sindaco, Lei vuole un centro deserto di notte, pattugliato solo dalle camionette di Polizia ed Esercito? E’ quello il luogo sicuro che sognate?
La Sua battaglia peraltro non sfiora neppure gli spacciatori, i criminali o le povere vittime dell’eroina. A queste persone non importa se i locali chiudono prima o se viene aumentato il prezzo delle bevande, non sono mica lì per farsi una birra in compagnia! La Sua battaglia colpisce al contrario proprio quelle persone che, dopo una giornata intera di lavoro o di studio, esercitano il loro diritto allo SVAGO, alla SOCIALITA’, al DIVERTIMENTO, alla CULTURA, all’ARTE e alla CREATIVITA’. Diritti che corrispondono a BISOGNI fondamentali per la crescita e l’autorealizzazione degli individui. Anzi, negare o limitare ai giovani il bisogno di incontrarsi e stare bene insieme significa spingerli alla solitudine e all’infelicità. Cioè CREARE devianza!
Qualcuno pensa al contrario che queste politiche proibizioniste “salvino” i giovani dai “rischi” e dagli “eccessi”. Che siano utili ad arginare il famoso “disagio giovanile”. Non scherziamo. Le politiche sociali non si fanno con l’ordine pubblico e questo è quasi offensivo spiegarlo a Lei.
La lotta demagogica contro la “movida” che Lei sta portando avanti si basa su una bassa retorica moralista circa lo stile di vita dei cosiddetti “giovani d’oggi”. Una retorica che parte dall’assunto che in piazza, la sera, i giovani si abbandonino alla “peggiore perversione”, che siano “tutti degli alcolizzati, violenti e drogati”, che diano “libero sfogo ai più turpi istinti corporali”.
Una visione quantomeno falsata dai luoghi comuni, dalla televisione e da una cultura che pensavamo fosse stata sconfitta due generazioni fa. Una visione oltraggiosa, se lo lasci dire, che OFFENDE GRAVEMENTE le migliaia di ragazzi che frequentano il centro, che si bevono una birra in compagnia senza fare nulla di male.
Una visione basata, probabilmente, anche sul punto di vista questa generazione di adulti che ha fatto dell’individualismo l’unico stile di vita possibile: hanno deciso di chiudersi in casa ed avere paura di qualsiasi diversità, questo per loro è “normale”. Quando vedono migliaia di giovani che, anziché rinchiudersi a guardare il Grande Fratello, riempono le piazze per incontrarsi, dialogare e bere una birra insieme, ne deducono che si tratta di depravati e deviati. Pare una riedizione in forma patetica del conflitto generazionale degli anni Sessanta.
Sindaco, Lei preferisce una città di gente che si sveglia la mattina, lavora tutto il giorno e la sera si chiude in casa a guardare il Grande Fratello? E’ questa la società che vuole?
E’ vero, nessuno lo nega, a volte accadono episodi poco piacevoli, talvolta anche gravi. Ma la responsabilità è dei SINGOLI, non delle migliaia di persone NORMALI che vivono ogni sera il centro! La stragrande maggioranza dei giovani vuole solo stare insieme, incontrarsi, conoscersi, fare due chiacchiere, bere qualcosa in compagnia, svagarsi e divertirsi. E su migliaia di persone è sempre possibile trovare 2 stronzi! Lei, sindaco, dovrebbe essere fiero che i suoi cittadini decidono di passare il proprio tempo libero tra i monumenti della propria città, anziché rinchiusi in casa o in qualche centro commerciale.
Invece ha deciso di adottare politiche repressive e restrittive che, anziché colpire i due stronzi di cui sopra, colpiscono tutti gli altri e, di conseguenza, il centro in sé. Politiche repressive che, in tutta onestà, non si riesce a non assimilare a una visione tipica della cultura leghista/berlusconista, che SFRUTTA la percezione di insicurezza della gente, la fomenta, e propone come unici strumenti possibili l’ordine, le restrizioni, i divieti e le punizioni. Strumenti che peraltro non servono a niente: anche se il centro la sera fosse veramente quel luogo di depravazione che Lei e molti altri si immaginano, a cosa servirebbe aumentare il prezzo delle bevande (in violazione alla normativa sulla concorrenza) e far chiudere prima i locali? Veramente pensa che questo elimini le risse e l’eroina??? In realtà serve solo a scoraggiare i tanti ragazzi “normali” che, a questo punto, nonostante l’amore per la propria città, decidono di passare le proprie serate nei locali di periferia, nelle discoteche o davanti alla televisione, piuttosto che sentirsi criminalizzati e sottoposti a misure restrittive.
Immaginiamo che queste politiche siano sostenute anche da chi disprezza gli studenti mentre si arricchisce coi loro soldi non esitando ad estorcere 250 euro in nero per un posto letto in una topaia abusiva. E che questo accade lo sanno tutti, lo sa anche Lei, che però in questo caso non ha esercitato il Suo potere di emettere ordinanze.
Una cosa banale ma importante che poteva essere fatta, a vantaggio di tutti e in particolare dei residenti, sarebbero stati i bagni pubblici. Questo era anche l’unico impegno concreto che si era preso il Comune quando ha chiesto ai locali di chiuere prima la sera. Bè, fare pipì in centro è ancora un’impresa. Dopo la chiusura dei locali, se uno deve andare in bagno, o torna a casa o va in un vicolo. Ma è tanto difficile mettere qualche WC pubblico???
Non toglieteci il diritto di incontrarci e socializzare. Non negateci il piacere del dialogo, dello scambio e dell’amicizia. Non eliminate le occasioni di socialità e incontro. Non cancellate gli spazi di cultura, arte e creatività. Insomma, sindaco, non impediteci di essere felici.
Il problema esiste Al di là delle accuse, più o meno giuste, forse ingenerose, è innegabile che il gap tra amministratori e giovani esista. Specie per quanti si aspettavano un cambio di rotta da un sindaco e assessori più vicini a loro anagraficamente. E’ quanto emerge dalle voci che rimbalzano dalla rete alla piazza. Un problema che, piaccia o meno, va affrontato.

