di Dan. Bo.

Continua la battaglia intorno al piano di riorganizzazione di Umbra Acque spa, la società per un 60% pubblico e per l’altro 40% in mano ad Acea e che gestisce i 7mila chilometri di acquedotto che servono, in 38 comuni umbri, 500mila persone e 230mila utenze. Un piano che, secondo le indiscrezioni pubblicate da Umbria24.it, mirerebbe alla creazione di una società operativa all’interno della quale collocare alcune attività come quelle del laboratorio chimico, del settore di ingegneria e tecnico, il front e il back office, il call center, la gestione degli automezzi e della depurazione, lasciando nell’altra la gestione nuda e cruda della rete idrica.

Nessuna risposta dai Comuni Nelle settimane scorse Cgil, Cisl e Uil si erano rivolte con una lettera ai presidenti dei Consigli comunali e ai capigruppo dei partiti di maggioranza e opposizione di tutti e 38 i Comuni per chiedere un confronto sul progetto del cda dell’azienda. «Ma nessuno di questi – è detto in una nota congiunta dei sindacati – si è degnato di un minimo interessamento e di dare una risposta sulla questione». Nella stessa nota Cgil, Cisl e Uil ribadiscono la loro «contrarietà al progetto aziendale, in quanto esso prefigura assetti societari diversi da quelli attualmente in concessione e l’esternalizzazione di attività che fanno parte del core aziendale».

Finanza creativa «La logica è sempre la stessa – dicono i sindacati – è il modello della finanza creativa, quello che ha portato il nostro Paese nelle difficoltà che conosciamo. Il tutto per aggirare alcune poste di bilancio aziendale e garantire maggiori utili al socio privato (Acea) e ai Comuni. Altro che obblighi di legge – affermano ancora i sindacati – qui la realtà è che si sfascia l’organizzazione del lavoro, si mettono a rischio alcune decine di posti e non si portano alcuni benefici alle tariffe ai cittadini, anzi tutt’altro». Insomma, secondo il sindacato, «una fase di trasformazione aziendale deve necessariamente prevedere un progetto di sviluppo che guardi al futuro del settore idrico integrato in Umbria, considerata la sua strategicità di servizio essenziale». Un progetto che sia in grado di «unire e mettere a fattor comune, attraverso aggregazioni con gli altri due soggetti gestori, attività e servizi che possano portare realmente un beneficio per la riduzione dei costi tariffari al cittadino, che sono in continuo aumento».

Intervengano le istituzioni E Cgil Cisl e Uil chiedono con forza che di queste problematiche si facciano carico anche le Istituzioni regionali. Mentre ai sindaci i sindacati chiedono di «fermarsi e riflettere sul merito dell’operazione attraverso un confronto con le parti sociali, prima che il consiglio di amministrazione, partecipato anche dai 38 Comuni, deliberi a breve la realizzazione di questa fantomatica società di scopo, senza renderne conto ai soggetti interessati che sono i lavoratori/cittadini».

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