di Daniele Bovi
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Abolizione della rata di giugno, coperta con un finanziamento ai Comuni da due miliardi e introduzione, a dicembre, di una service tax che inglobi Imu e Tares, la nuova tassa sui rifiuti per la quale è prevista una maggiorazione fino a 30 centesimi per metro quadro. A spiegare, all’Agi, quali sono le idee del governo intorno allo spinosissimo tema della tassazione sulla casa è il viceministro dell’Economia Pier Paolo Baretta. Lo stanziamento di due miliardi potrebbe essere varato dal entro il 30 agosto attraverso un decreto e poi, con il pagamento di dicembre, l’esordio della service tax: «Penso – spiega Baretta – a una tassa unica di stampo federalista gestita dai Comuni, che inglobi la Tares e
che potrebbe essere finanziata strutturalmente con un trasferimento dallo Stato centrale agli enti locali di due miliardi l’anno in modo da assicurare l’esenzione dalla tassazione della prima casa».
Che cos’è Una tassa unica della quale il governo potrebbe disegnare il quadro (ad esempio aliquote massime e base imponibile) per poi, visto l’intento federalista, lasciare ampio spazio di manovra ai sindaci che potrebbero agire sia sulla base imponibile (costituita dalla rendita catastale o dalla superficie) che sulle aliquote. Nello stesso versamento quindi i cittadini potrebbero pagare la tassa sulla casa (Imu), quella sui rifiuti (Tares) e i cosiddetti servizi indivisibili (ad esempio l’illuminazione pubblica). Tassa che potrebbe essere una novità poco gradita agli affittuari, visto che sarebbero loro a dover pagare: la filosofia di fondo della service tax è infatti uno spostamento dalla proprietà dell’immobile all’uso. Il punto di partenza del ragionamento è il documento stilato dal ministero dell’Economia nei giorni scorsi in cui si prospettano nove soluzioni per il superamento della tanto discussa Imu.
I dettagli Il capitolo sulla service tax inizia dall’ottobre del 2011, ovvero dallo schema di decreto (mai approvato) che prevedeva l’introduzione del Res, ossia il tributo comunale rifiuti e servizi che, opportunamente corretto con interventi «che tengano conto – scrive il Ministero – delle criticità che sono state sollevate». Base imponibile della Res era il valore dei fabbricati (calcolato con le rendite catastali rivalutate), con un’aliquota dello 0,21% che i Comuni potevano alzare fino allo 0,30%. La service tax comporterebbe però l’eliminazione della maggiorazione Tares e con aliquote variabili tra 1,9 e 3,4 per mille, a seconda «delle situazioni soggettive di svantaggio», si potrebbero incassare, secondo le stime del Ministero, 4,3 miliardi. Di alcuni sgravi (fino al 50%) od esenzioni potrebbero ad esempio godere chi è in affitto tenendo conto di parametri come il reddito complessivo o il numero dei componenti della famiglia. Esentati invece potrebbero essere quei nuclei che, complessivamente, non vanno oltre i 15 mila euro annui di reddito.
Non solo Imu Venerdì ci sarà il consiglio dei ministri che segna la ripresa dei lavori e sul tavolo, spiega Baretta, oltre l’Imu servirà un altro miliardo per evitare l’aumento di un punto percentuale dell’Iva, un altro per il promesso rifinanziamento della cassa integrazione in deroga (molte Regioni spiegano di aver risorse al massimo fino alla fine di settembre) e l’atteso provvedimento in favore degli esodati. Una soluzione che il ministro del Lavoro Enrico Giovannini martedì ha spiegato che dovrà essere «definitiva», in grado di risolvere il problema che riguarda ancora 20-30 mila persone.
