Il bozzetto dell'opera

Un contadino, alto quattro metri e mezzo, scolpito in pietra serena e ritratto mentre si ripara dal vento con un mantello e che, scendendo verso est, fa il suo ritorno a casa sopo una faticosa giornata di lavoro. E’ questo il soggetto scelto da Marco Mariucci per «Sculture a Brufa» e che verrà inaugurato il 20 agosto alle 18 con una cerimonia al Giardino del vino. Sarà quindi Mariucci il protagonista dell’edizione numero 27 della manifestazione: il lavoro parte dal bozzetto realizzato nel 1997 quando fu invitato a Brufarte giovani, la sezione dedicata ai nuovi talenti. Una figura completamente avvolta dal mantello, con ben visibile solo la testa.

La fatica dell’uomo «La fatica dell’uomo – dice Mariucci – è il segno dell’antica disobbedienza, traccia tangibile di una sofferenza che se compiuta riabilita. Sì, il lavoro compiuto nel solco dell’obbedienza all’impegno morale e civile, etico e religioso, forgia l’uomo alla vita autentica, quella in cui l’amore fa sopportare il sacrificio del sudore, perché trova piena realizzazione nel risultato che è favorevolmente manifesto a tutti. Così forse non esiste figura più emblematica di quella del lavoratore della terra, che trasforma la propria prostrazione nel pane quotidiano. In questa ottica la scultura deve incarnare l’aspetto più autentico di questa figura del coltivatore. Deve svilupparsi dal terreno ma imporsi su di esso nel contempo. Deve giganteggiare ma allo stesso tempo mostrare tutta la sua vulnerabile fragilità, perché l’uomo è straordinariamente grande sia pur nella sua immensa precarietà».

FOTOGALLERY – MARIUCCI AL LAVORO A BRUFA E ALTRE SUE OPERE 

Un maestro «Mariucci – spiega Claudia Bottini, storica dell’arte e autrice del testo critico nel catalogo stampato per l’occasione – in questi anni è diventato famoso per la sua arte sacra: si ricorda il suo crocifisso ligneo, il Corpus Domini presentato con successo anche in Francia; ma anche per opere provocatorie come la monumentale Staffetta, esposta nel 2011 alla Biennale di Venezia, padiglione Umbria. Mariucci è diventato anche un insegnante all’Istituto d’Arte e all’Accademia di Belle Arti di Perugia. Un “maestro”, non soltanto in senso creativo, per il livello artistico delle sue opere, ma anche in senso didattico. L’artista, infatti, crede nel ruolo sociale dell’arte, alla capacità di persuasione delle immagini che commuovono».

In mostra anche altre opere «Mariucci – continua -, con i suoi temi e il suo creare, sembra nutrito di una grandezza antica, la stessa che fu espressa plasticamente dai Pisano nella decorazione della Fontana Maggiore di Perugia, opera che per la prima volta contemplò un programma enciclopedico – allegorico con temi religiosi, frammisti a simbologie politiche, agrarie e ad ammonimenti di etica civica». Oltre al testo di Claudia Bottini, il catalogo contiene anche i contributi degli storici dell’arte Fabio Marcelli e Giovanni Zavarella e la riproduzione delle opere esposte a Brufa. Fino primo settembre poi presso la Sala polivalente comunale di Brufa, si potrà visitare anche una mostra con alcune opere dello scultore a cura di Claudia Bottini.

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