Torna la fermata piazza Carducci, tensione tra Comune e Um (foto Fabrizi)

di Daniele Bovi
Segui @DanieleBovi

L’equazione è semplice: taglio dei chilometri uguale meno personale che serve. A farla sono i due advisor Salvatore Santucci e Ferruccio Bufaloni nel piano di risanamento di Umbria Mobilità redatto nel novembre scorso. I due esperti nominati dagli enti soci, come scritto nel precedente articolo, quantificano in 1,9 milioni nel 2013 e 424 mila nei due anni seguenti i chilometri di corse da tagliare, perlopiù tratte a ridotta frequentazione. A fronte di questi chilometri in meno il duo di esperti ritiene che servano 76 persone in meno nel 2013 e altre 17 tra 2014 e 2015 «per un totale a regime di 93 unità». Una riduzione che «potrà essere assorbita solo parzialmente dall’ordinario turn-over che nel triennio sarà pari a 20 addetti».

NEL PIANO L’IPOTESI DI AUMENTO DEI BIGLIETTI

Esuberi Nel piano dei due advisor quindi, fatti salvi pensionamenti e uscite volontarie, rimarrebbero in ballo 73 esuberi che «potrebbero essere compensati in termini economici, almeno per il 2013 ed una parte del 2014 dalla possibilità di smaltire le entità delle ferie e permessi ancora non usufruite dal personale». Un’altra parte arriverebbe da un recupero di costi per mancati straordinari pari a 630 mila euro. Ovviamente si tratta solo di ipotesi, null’affatto automatiche e scontate e che dipenderanno da quello che succederà nei prossimi mesi e da affiancare ad un’altra ipotesi, ovvero quella di trovare un accordo coi sindacati per un «contenimento» del costo complessivo della manodopera pari a 5,75 milioni. Dalla loro i sindacati venerdì hanno scritto al prefetto per chiedere che sia lui, vista la non risposta dell’azienda alla richiesta di un tavolo, a convocare un incontro con UM.

Riunioni Un incontro nel corso del quale iniziare a discutere questo piano che, come fanno notare, «non abbiamo mai discusso». Le sigle torneranno poi a vedersi martedì pomeriggio con l’assessore regionale ai Trasporti Silvano Rometti per fare il punto della situazione. Dal canto suo inoltre la Cgil, in una riunione che si è tenuta mercoledì a Foligno alla presenza anche di un delegato nazionale, sembra aver dato il via libera alla vendita ma con un paletto preciso: la salvaguardia dei lavoratori. Tornando al piano, sotto la lente di Santucci e Bufaloni sono finite tutte le uscite e così spunta una sforbiciata da 1,1 milioni all’anno che tocca molte voci, la più consistente delle quali è quella per «spese legali» (350 mila euro). Poi ci sono i compensi degli amministratori (250 mila), le spese per certificazioni (100 mila) e così via fino ad arrivare a pubblicità (30 mila) e rappresentanza (altri 30 mila).

I debiti con le banche Nella conferenza stampa con cui è stato annunciato il maxi-prestito della Regione a Umbria Mobilità (che l’azienda dovrebbe rimborsare entro il 2013 grazie al rientro dei crediti romani), la presidente Catiuscia Marini in un passaggio parlò di una UM già notevolmente esposta verso le banche rivelando la cifra: 95 milioni di euro (fideiussioni a parte che ammontano a 148 milioni, 124 in favore di Roma Tpl). Nel dossier di 56 pagine gli advisor si occupano anche di questo aspetto della vicenda: 31 milioni, secondo la situazione al primo ottobre scorso, sono relativi a finanziamenti chirografari o ipotecari, 15 per leasing, 30,7 per anticipazioni a breve termine, sei per aperture di credito e il resto su conti correnti. Oltre il 78% dei 95 milioni è concentrato nei cinque grandi gruppi bancari: Banca Intesa (27 milioni), Bnl (20,6), Unicredit (13,8), Mps (8,6) e Unipol (4,4). Il resto è diviso tra altri undici istituti tra i quali Bps, Crediumbria e la Bcc di Mantignana. A quei primi cinque grandi gruppi i soci hanno chiesto l’ormai famoso finanziamento da 25 milioni che, con l’intervento della Regione, sembra essere tramontato visto che gli istituti erano tutto tranne che convinti dalle altrettanto note (e ritenute deboli) lettere di patronage: dieci milioni li avrebbe dovuti mettere Intesa, 7,5 Unicredit, tre Bnl, altrettanti Mps e 1,5 Unipol.

Brutti: no agli aumenti Sull’ipotesi di un aumento del 20% dei biglietti interviene il segretario regionale dell’Idv Paolo Brutti: «Calma e gesso – dice – l’azienda è in sicurezza e occorre dire no alle svendite e al rincaro dei biglietti. Avevamo raccomandato di mantenere la calma su Umbria Mobilità: il ripiano dei debiti romani, insieme al prestito della Regione e alla corsia obbligatoria dei 100 milioni di finanziamento statale, ci dà ragione. La nostra più grossa azienda di trasporto pubblico è al momento in sicurezza. Nessuna svendita ai privati, dunque, e nessun inutile grido d’allarme che, oltre a far perdere valore all’azienda pubblica, giustifichi il rincaro dei biglietti». «Ricordiamo ai cittadini – conclude – che il rincaro delle tariffe lo decidono i Comuni e non Umbria Mobilità. E’ all’interno delle amministrazioni municipali che vanno trovate risorse più che nelle tasche dei cittadini, già oggi alle prese con un biglietto decisamente alto. Per contro – insiste Brutti – vanno adeguati i corrispettivi chilometrici, ovvero quanto Umbria Mobilità riceve per ogni chilometro percorso: al momento i Comuni umbri pagano l’importo più basso in Italia». (2-continua)

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.

2 replies on “Umbria Mobilità, nel piano degli advisor ipotesi di 73 esuberi. Tutti i debiti con le banche”

  1. Come sempre, per ripianare debiti di mala gestione, si usano i cittadini facendo leva sull’aumento di tariffe, non considerando che gli stessi cittadini pagano anche indirettamente i trasporti, attraverso i soldi delle tasse (accisa sui carburanti, addizionale regionale ecc. ecc. chi più ne ha più ne metta), estremamente alte e, i dipendenti, che sono anch’essi cittadini, pagano due volte errori non commessi : indirettamente, perché vengono utilizzati i soldi, come suddetto, delle tasse che i dipendenti pagano; direttamente, con la decurtazione degli stipendi o peggio ancora con il proprio posto di lavoro. Sarebbe democratico, capire quanto si sarebbe risparmiato utilizzando maestranze proprie della Regione, senza depauperare ulteriormente soldi per gli Advisor o per il consiglio di amministrazione lautamente remunerato (con anticipi di mille euro? o con le indennità piene in anticipo?) in quanto le soluzioni prospettate, le avrebbe potute trovare anche un bambino di scuola elementare. Altro nodo fondamentale: una volta risanata U.M. la si svende al privato che si trova tutti i soldi da incamerare da Roma; i soldi degli aumenti dei titoli di viaggio; i soldi dell’aumento dei corrispettivi incrementati agli enti locali (il cittadino paga anche questi); i kilometri decurtati, mettendo a rischio la natura del servizio PUBBLICO di trasporto (da garantire a tutti); dei risparmi sul personale ed i 100 milioni di euro destinati all’Umbria per i trasporti? Se cosi fosse, dove tutela il suo patrimonio la Regione che ha con forza voluto l’Azienda Unica Regionale dei Trasporti che doveva, e in realtà è, la più forte e competitiva d’Italia come costi del personale? (naturalmente del personale, solo del personale…….) Questi dubbi li possiamo sciogliere solo ed esclusivamente facendo la nostra scelta da cittadini quando sarà il momento opportuno……e statene certi che arriverà presto il momento di scegliere se premiare o penalizzare chi fa queste scelte perché, il cittadino ora più che mai, è stufo di essere preso in giro.

  2. Come sempre, per ripianare debiti di mala gestione, si usano i cittadini facendo leva sull’aumento di tariffe, non considerando che gli stessi cittadini pagano anche indirettamente i trasporti, attraverso i soldi delle tasse (accisa sui carburanti, addizionale regionale ecc. ecc. chi più ne ha più ne metta), estremamente alte e, i dipendenti, che sono anch’essi cittadini, pagano due volte errori non commessi : indirettamente, perché vengono utilizzati i soldi, come suddetto, delle tasse che i dipendenti pagano; direttamente, con la decurtazione degli stipendi o peggio ancora con il proprio posto di lavoro. Sarebbe democratico, capire quanto si sarebbe risparmiato utilizzando maestranze proprie della Regione, senza depauperare ulteriormente soldi per gli Advisor o per il consiglio di amministrazione lautamente remunerato (con anticipi di mille euro? o con le indennità piene in anticipo?) in quanto le soluzioni prospettate, le avrebbe potute trovare anche un bambino di scuola elementare. Altro nodo fondamentale: una volta risanata U.M. la si svende al privato che si trova tutti i soldi da incamerare da Roma; i soldi degli aumenti dei titoli di viaggio; i soldi dell’aumento dei corrispettivi incrementati agli enti locali (il cittadino paga anche questi); i kilometri decurtati, mettendo a rischio la natura del servizio PUBBLICO di trasporto (da garantire a tutti); dei risparmi sul personale ed i 100 milioni di euro destinati all’Umbria per i trasporti? Se cosi fosse, dove tutela il suo patrimonio la Regione che ha con forza voluto l’Azienda Unica Regionale dei Trasporti che doveva, e in realtà è, la più forte e competitiva d’Italia come costi del personale? (naturalmente del personale, solo del personale…….) Questi dubbi li possiamo sciogliere solo ed esclusivamente facendo la nostra scelta da cittadini quando sarà il momento opportuno……e statene certi che arriverà presto il momento di scegliere se premiare o penalizzare chi fa queste scelte perché, il cittadino ora più che mai, è stufo di essere preso in giro.

Comments are closed.