di Daniele Bovi
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«Serve evidentemente una nuova visione dell’Umbria e un nuovo modello di sviluppo». A bocce ferme e con le ferite della sconfitta che bruciano è il Pd umbro a metterlo nero su bianco nel corso della segreteria di mercoledì che ha analizzato il voto. Analisi in un clima tutt’altro che euforico e con lo spauracchio, tirato fuori nel corso di più interventi, delle amministrative del 2014. Dal voto il partito esce ridimensionato: «In Umbria – spiega una nota della segreteria – il Pd tiene rispetto al 2010, in termini assoluti, ma subisce perdite importanti in termini percentuali». Il confronto col 2008 è però peggiore: 83 mila voti in meno alla Camera, 63 mila al Senato. E allora il partito prova a ripartire. Nei prossimi mesi ci sarà il congresso, poi le amministrative del 2014 e le regionali del 2015. Mesi importanti in cui il Pd vuole arginare lo tsunami a cinque stelle.
La ricetta La «ricetta» che il Pd offre si basa su una serie di concetti e provvedimenti. Si va dal civismo al dialogo con le nuove generazioni, rinnovamento, trasparenza, autonomia dalle istituzioni e un nuovo modello di sviluppo ben sapendo che quello vecchio è morto. Un modello «che si concentri innanzitutto sul lavoro, sulla semplificazione delle istituzioni e sulla valorizzazione dei servizi». «Risposte chiare» poi vanno date ai cittadini su alcuni temi che ricoprono grande valenza simbolica: dimezzamento del numero dei parlamentari e riduzione dei compensi in un quadro di generali tagli ai costi della politica; e poi l’abbassamento della pressione fiscale su lavoratori e imprese, lotta a sprechi e corruzione, legge sul conflitto di interessi, provvedimenti per il lavoro, «anche allentando il patto di stabilità» e una nuova legge elettorale.
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Troppa sobrietà Insomma, il Pd umbro prova a tracciare la strada elencando una serie di punti di chiave, alcuni chiari altri tutti da declinare in concreto. Un tentativo che parte da un’analisi di una campagna elettorale giudicata «eccessivamente sobria, incentrata sul senso di responsabilità e sulla necessità di recuperare un linguaggio di verità». Una campagna in cui, secondo l’analisi, il partito è stato schiacciato in una tenaglia fatta di «proteste chiassose e promesse roboanti» mentre «ha avuto il suo peso il caso Mps, si sono sottovalutate le forti resistenze sulle riforme fiscali, sul tema dei diritti, sulla necessità di superare un’economia parallela controllata da forme di criminalità organizzata». Ma soprattutto è stata una campagna in cui il Pd «non è stato in grado di capire fino in fondo il disagio della solitudine, un disagio solido che colpisce famiglie e imprese e la mancanza di prospettiva», e non è stato in grado di intercettare il malcontento. Un lavoro svolto invece dal M5s che è cresciuto «calamitando» anche «voti tradizionalmente democratici».
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L’orizzonte E dopo l’analisi è il momento della discussione su come uscire dal pantano. Nella stragrande maggioranza degli interventi un governo con il Pdl è stato considerato «un suicidio». L’orizzonte sul quale il Pd umbro ragiona è quello di un governo di minoranza con un orizzonte breve e una agenda chiara fatta di pochi punti. Insomma, coi cosiddetti «grillini» occorre intavolare una discussione seria. Del congresso non si è parlato ma la data, benché gli eventi delle prossime settimane (vedi la formazione di un governo) potranno influire, lo scenario più ragionevole è quello che guarda a settembre. Le schermaglie però non mancano e il presidente della Provincia di Perugia Guasticchi, dalle colonne de Il Messaggero, liquida l’ipotesi Alfio Todini (sindaco di Marsciano) così: «Il sindaco di un paese non può essere segretario regionale».
Questione di stile Un’uscita che ovviamente a Todini non è piaciuta per nulla. Il sindaco risponde con una nota in cui non si nasconde la stizza: «Parlare poi di Marsciano – scrive Todini – come di un “Paese” tradisce un atteggiamento “leggermente” supponente verso uno dei Comuni più importanti del territorio provinciale. Bisognerebbe evitare, se non altro per una questione di stile». Il sindaco spiega poi che lui non si autocandida a nulla, liquida queste discussioni interne come «poco attraenti quanto dannose». Roba da «ceto politico autoreferenziale». Todini vorrà partecipare al dibattito portando «i temi del rinnovamento e delle riforme (tra cui proprio l’abolizione delle province) e del come rivedere radicalmente il rapporto tra sistema istituzionale (e politico) e società regionale perché ritiene che questo sia un tema di acuta criticità che riguarda anche la Provincia di Perugia, che abbiamo appreso pochi giorni fa ha nominato anche un nuovo assessore». Infine Guasticchi «come noi tutti, sarà valutato per come l’ente da questi guidato ha risposto e saprà rispondere alle funzioni che deve svolgere, oltre le apparenze».
