La richiesta delle rete di penale sull'ingiunzione di sfratto

di Francesca Marruco

Quando l’avvocato, che assieme al sindacato degli inquilini lo rappresenta, gli ha detto che oltre allo sfratto le chiedevano di emettere un’ingiunzione di pagamento per circa 92 mila euro, a fronte di un debito di poco più di due per affitti non pagati, il giudice Pompei del tribunale civile di Perugia ha sgranato gli occhi.

La riserva  Non sfugge a nessuno la sproporzione abnorme tra il debito esistente e la richiesta esorbitante di penale da pagare. Tanto meno poteva sfuggire a un giudice che infatti si è riservata, annunciando che la questione relativa alla convalida dello sfratto del signor Claudio, potrebbe diventare anche altro. Nei prossimi giorni il giudice scioglierà dunque la riserva, ma potrebbe anche, laddove ne ravvisasse gli estremi, passare uno stralcio della questione alla procura della Repubblica.

L’incubo Intanto il signor Claudio, che dopo essersi rivolto al Sunia ha raccontato la sua storia a Umbria24, per ora può tirare un sospiro di sollievo: il giudice non ha ancora convalidato lo sfratto e non ha emesso quello che stava diventando il suo peggiore incubo, cioè un’ingiunzione di pagamento di quasi cento mila euro. Scongiurata anche dall’intervento dell’avvocato Marta Bocci del sindacato degli inquilini.

LA VIDEOINTERVISTA. CLAUDIO SI RACCONTA

In aula Non era presente invece in udienza l’altro avvocato: quello delle proprietarie dell’immobile. Il legale cioè che, nero su bianco, ha chiesto oltre 92 mila euro, calcolando 10 euro al giorno di penale per ogni rata non pagata dal 2010 a pochi giorni fa. Al suo posto c’era un giovane legale che ha comunque provato a far notare al giudice che quell’uomo «persiste nella morosità». «Di 98 mila euro?» ha concluso il giudice che adesso potrebbe anche decidere di ridurre la penale richiesta.

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